Complesso Turistico Aurora
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A piedi lungo Valle del Campanaro - Pineta di Poggio Picenze - Rifugio Cenerale
vedilo su Google Maps
Distanza percorso A/R 10 km
Livello: facile / medio
Dislivello: 400 mt

LA VALLE DEL CAMPANARO, ALLA SCOPERTA DI UNA RARITÀ DELL’APPENNINO

      

POGGIO PICENZE – La Valle del Campanaro è ben più che un cartello azzurro sulla strada statale 17 a metà della salita che da Poggio Picenze porta a Barisciano.

La Valle del Campanaro è un piccolo gioiello di media montagna, arricchito da una buona varietà di sentieri ben curati, dalla presenza di due rifugi, da tracciati per mountain bike, da un trail che qui si svolge in estate e da una particolarità che lo rende un posto raro in tutto l’Appennino.

Proprio una di queste strade, che collega alla località Colle Rotondo, porta a un laghetto artificiale e al primo rifugio.

Il dislivello è sempre dolce e non si ha granché bisogno di fermarsi a riposare.

È una bella escursione adatta a tutti, insomma, allenati e non, giovani e meno giovani.

Il posto è magnifico, si gode di una pace assoluta, e da lì prendono avvio alcuni sentieri che, volendo, portano in cima alle montagne che dominano Poggio Picenze e la piana. Ma la peculiarità che rende la Valle del Campanaro se non un posto unico, almeno raro nell’intero Appennino, è la presenza del Dictamnus albus, una pianta spontanea dalle proprietà aromatiche appartenente alla famiglie delle rutaceae.

Il dittamo è un’erba medicinale e officinale, se sfregate, le sue foglie emanano un intenso profumo simile a quello del limone. La letteratura è ricca di riferimenti al dittamo. Delle sue proprietà parla Umberto Eco ne Il nome della rosa, Giovanni Pascoli nella raccolta Myricae, se ne trovano cenni nell’Eneide, nell’Orlando Furioso e persino nella famosa saga di Harry Potter.

Ogni anno, solitamente i primi di giugno in corrispondenza con la fioritura, il Comune, la Protezione Civile di Poggio Picenze e il Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga organizzano una passeggiata guidata alla scoperta delle piante selvatiche più suggestive e misteriose del Gran Sasso e dintorni, tra le quali il Dictamnus albus è l’indiscusso protagonista. Una rarità, insomma, che fa della Valle del Campanaro un luogo da esplorare con entusiasmo e, al contempo, da preservare con cura

Valle del Campanaro svela i Sentieri delle 3 Pietre

Valle del Campanaro si trova sulla strada statale 17, a un quarto d’ora dall’Aquila, tra i comuni di Poggio Picenze e Barisciano. E’ un’oasi di pace e silenzio nel mezzo di centinaia di ettari di bosco e non passa di certo inosservata grazie alla sua valle rigogliosa.
Custodisce sentieri che raccontano la storia del territorio, la storia di un paese che nell’immediato dopoguerra diede avvio a una grande opera di riboschimento.
I volontari di Poggio Picenze hanno ripulito, riportato alla luce e disegnato su una mappa 23 sentieri che si sviluppano su circa 50 chilometri tra querce, pino nero e cedri fino alle due vette dove spiccano Croce del Poggio (1291 metri s.l.m.) e Croce Picenze (1327 metri s.l.m.)

23 sentieri, ognuno ha un nome dettato da una paricolarità.
Il numero 1, di colore verde, è il Sentiero della Selva perché attraversa l’area dominata dalle querce.

Il numero 2, di colore bianco, si chiama Sentiero della Salute, ha un dislivello dolce ed è alla portata di ogni camminatore.

Lo storico è il Sentiero del Lino, numero 3 di colore rosso, qui troverete i tholos e la sorgente di San Rocco.

Quello di colore giallo, è il numero 4, sicuramente il più impegnativo e per questoè stato denominato Sentiero dello Sportivo.

Poi c’è il numero 5, di colore viola, è il Sentiero del Pilone e del Muro dei Giganti caratterizzato da pietre enormi e da una passeggiata ristretta.

Da scoprire anche il Sentiero del Cielo, il numero 16, così ribattezzato perché quando si esce dal bosco si apre un orizzone sconfinato. Da poco sono stati aperti i sentieri n. 30-31-32 che presto avranno anch’essi un nome. Tutti gli altri sono degli intermezzi che collegano tra loro i cammini pricipali.

Dietro questa opera ci sono diversi artefici, ognuno dei quali haq messo in campo la propria esperienza, la conoscenza del territorio e il proprio ingegno.

“I Sentieri delle Tre Pietre”, perché si chiamano così?
“Negli anni del rimboschimento e della creazione di questi cammini venivano disposte in modo allineato tre pietre per proteggere i sentieri stessi dall’acqua che altrimenti li avrebbe portati via. E’ grazie alla presenza costante e ripetuta delle tre pietre, che in base alla necessità venivano fissate ogni trenta/quaranta metri, che ho avuto modo di approfondire quanto accaduto negli anni cinquanta. Pensate che su tutta l’area ho contate almeno mille pietre”.
Quante tracce storiche possiamo trovare su questi cammini?
“Sono sentieri intrisi di storia, scoperti come già detto grazie alla presenza dalle tre pietre che mi hanno guidato alla scoperta di un viaggio molto più grande. Troverete tholos, antiche pilette dove lavavano il lino, una briglia antica che probabilmente serviva a convogliare le acque e che desta la mia curiosità dal punto di vista della sua originale utilità, un pilone, massi giganti, macerine e ruderi di antichi rifugi di pastori. Ogni cammino racconta qualcosa, bisogna solo guardare con attenzione e senza fretta”.
Cos’è Valle del Campanaro per lei?
“Uno scrigno di bellezza, di storia da conservare e costruzione di una rete sentieristica invidiabile in Italia. Sfido a trovare una rete così ampia e ricca di cammini in una sola oasi di pace e verde”.
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