Storia della citta di L'Aquila - Bed & Breakfast CAMERE AURORA

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STORIA DELLA CITTA’ DI L’AQUILA
 
Novantanove castelli, novantanove chiese, novantanove piazze, novantanove fontane. Gli esecutori del programma federiciano furono gli abitanti dei castelli della conca aquilana, 99 secondo la tradizione, che vollero confederarsi in un unico grande centro. Ma i castelli non furono in realtà 99.
 
Il numero 99
La leggenda vuole che 100 castelli abruzzesi si riunissero per fondare la città dell'Aquila. Ogni castello doveva fondare in città una piazza, una chiesa e una fontana per un totale cosi di 100 piazze 100 chiese e 100 fontane ma all'ultimo momento 1 castello ci ripensò e si tirò indietro. Gli altri 99 castelli, però, decisero di fondare lo stesso la città che così dall'epoca ebbe 99 piazze, 99 chiese e 99 fontane.
In realtà i castelli che fondarono la città furono molto meno di 99 e molti di essi non erano che semplici villaggi di poche decine di abitanti che scomparvero nel giro di qualche decennio e non furono in grado di fondare alcunché a L'Aquila.
Da dove nasce allora questo misterioso legame tra L'Aquila ed un numero così importante? Cercheremo di scoprirlo. Il Nove si collega al fondamento, la base su cui poggiano le cose. E' il numero dell'iniziato, la perfezione del tre elevato a potenza, simbolo di protezione divina, dell'ideale, di tutto quanto è lontano: l'estero, la religione, la ricerca spirituale tanto voluta da Federico II e Celestino V. Il rapporto dell'Imperatore con scienziati, astronomi e matematici come il Fibonacci, quello della proporzione divina. Federico II prima di edificare in un luogo si consultava con Fibonacci. Lo studioso Michele Proclamato ne ha tratto altri significati e, badate bene, tutti attinenti agli studi sull'Aquila. Dal significato principale puramente genetico ad altri più logici e chiari a tutti: dalle lunazioni alle latitudini della città.
 
La storia invece vuole che a fondare L' Aquila sia stato l' Imperatore Federico II di Svevia. Un suo diploma del 1248, conservato in duplice copia negli archivi cittadini, ingiunge ai "Castelli" degli antichi contadi di Amiternum e Forcona di unirsi a formare la Città dell' Aquila. Fu però suo figlio Corrado IV a vegliarne l' impulso costruttivo e nel 1253 era essa quasi ultimata. Gestita da un podestà e da un libero consiglio, ebbe organizzazione autonoma e propri statuti; centro di rilievo sul piano politico-militare, lo divenne ben presto anche su quello religioso quando papa Alessandro IV nel 1257, fece trasferire l' antica sede vescovile da Forcona ad Aquila, intitolando la futura cattedrale ai S.S. Massimo e Giorgio. Nel 1259, colpevole di essere rimasta, fedele alla Chiesa nella contesa tra papato ed impero, fu punita e rasa al suolo da Manfredi, restò così abbandonata fino al 1266. Spentasi la dinastia sveva, per mano di Carlo I d' Angiò, L' Aquila si sottomise spontaneamente al  nuovo conquistatore, riconquistando prestigio e preminenza. Nel 1272 Tancredi da Pentina vi edificò la "Fontana delle 99 Cannelle"(foto in alto a destra).
 
Nel 1273, il 29 agosto assistè all' ascesa pontificia del Santo eremita del Monte Morrone, Pietro Angeleri, che per sua volontà, fu incoronato Papa presso la basilica di S. Maria di Collemaggio (foto a sinistra) con il nome di Celestino V, il Papa dantesco del "gran rifiuto". In quell' occasione L' Aquila accolse in sè oltre al numeroso popolo accorso per l' eccezionale evento, ai vari cardinali e dignitari di corte, anche Carlo Martello, Re d' Ungheria e suo padre Carlo II d' Angiò, che nello stesso anno stabiliva il distretto della città designandone i castelli di appartenenza. Libero comune, sviluppò i commerci dello zafferano e della lana, conquistando rinomanza europea. 
 
Coinvolta in turbinose vicende a seguito di famiglie che si contendevano il potere, visse una serie di lotte civili, delle quali memorabile è quella tra Pretatti e Camponeschi che, scoppiata nel 1337, durò vari decenni fino al vittorioso predominio di questi ultimi. Nel 1349 L' Aquila fu devastata da un violento terremoto ma fu nuovamente ricostruita. Fedele alla casa angioina, appoggiò la causa della regina Giovanna II di Durazzo, ricevendone onori e ricompense, ma quando questa, per l' ambiguità politica, provocò la lotta tra  i D' Angiò e gli Aragonesi, quest' ultimi assoldarono Braccio Fortebraccio da Montone, promettendo a lui la signoria dell' Aquila. La resistenza degli aquilani però, doveva trasformare ben presto la guerra di parte in una vera e propria guerra di conquista, ma dal duro e logorante assedio (1423-24) l' Aquila, anche se stremata ed esausta, uscì vincente: si affrancò così dal potere regio, rafforzò il suo ordinamento sociale, libero ormai da vincoli feudali.
 
Fu l'avvio alla rinascenza. Nel 1428 infatti, re Ferdinando D'Aragona le riconobbe il diritto di battere moneta e vi fece istituire una università destinata a conseguire rinomanza non inferiore a quella di altre sedi già famose come Bologna, Siena e Perugia. nel 1482 Adamo Rotwill, allievo del Guttemberg, vi impiantò una delle prime tipografie, assicurando larga diffusione di opere preziose. Anche la pia vita di Santi come S.Bernardino da Siena, San Giovanni da Capestrano e S. Giacomo della Marca influì in questo periodo sul fervore della vita cittadina, fervore che però, con l' avvento della dinastia spagnola, cominciò a scemare fino a quando L'Aquila, sentendo ormai esaurire in sè ogni anelito vitale, si ribellò.
 
Era il 1527. la reazione spagnola fu sproporzionata. Il vicerè Filiberto d' Orange inflisse una multa pesantissima che superava ogni potenzialità di pagamento degli aquilani: ipoteche furono imposte sui raccolti dello zafferano, sui redditi di altre attività, furono inoltre confiscate le oreficerie delle chiese, gli addobbi più preziosi, gli oggetti di maggior valore. Fu allora che vide alla luce la mole imponente e minacciosa del castello cinquecentesco che gli Spagnoli fecero costruire "ad reprimendam Aquilanorum audaciam" addossando oneri gravosi sui cittadini già tanto duramente provati. Nel 1703 il più violento dei terremoti la rase al suolo: fu ricostruita dalla tenace volontà dei suoi abitanti, ma non riacquistò più l' antico splendore. La pace di Vienna (1738) pose fine alla dominazione spagnola, solo pochi anni dopo però nel 1799, insorgeva di nuovo contro l' occupazione funesta dei francesi e, anche questa volta, pagò duramente con feroci saccheggi. sentì viva la causa della  libertà e dell' unità d' Italia: gli aquilani parteciparono ai moti rivoluzionari sotto la guida di Pietro Marrelli che il 20 novembre del 1860 ospitò all' Aquila, nel Convento di San Giuseppe, il Mazzini in persona. Proprio dall' Aquila " nostro punto vitale" così si espresse Mazzini, partì il terzo ed ultimo moto rivoluzionario, quello che fece l' Italia unita. Nello stesso 1860 Aquila, dopo aver riconquistato a fatica l'antico splendore fu riconosciuta "capitale d' Abruzzo" ovvero capoluogo di regione.
 
Il più logico dei ragionamenti ci porta a credere che il nome sia dovuto alla sua posizione geografica, regina dei monti che la circondano. In molti invece riferiscono che per la ricchezza d'acqua del suo sottosuolo, già nell'antichità favorirono il nascere di un abitato chiamato "Acculae". La fondazione della città fu programmata dall'imperatore Federico II di Svevia intorno al 1230 e lo 'Stupor Mundi', grande conoscitore di scienze e astronomia, 'adorava' l'acqua. Certamente il maggiore impulso costruttivo della città si ebbe sotto il regno di Corrado IV che nel 1253 la realizzò quasi completamente. Nel 1259 Manfredi (figlio di Federico) assediò e distrusse L'Aquila per il tradimento subito. La città rimase abbandonata per sette anni fino al 1266.
 
Fu questo l'anno in cui Carlo II D'Angiò impossessatosi del regno di Sicilia dette inizio alla ricostruzione della città, e nel 1272 si ricominciò l'edificazione delle mura cittadine e si divise la città in quattro quarti. Spaziando brevemente tra i simbolismi il significato dell'aquila (inteso come animale) esso tende a rappresentare in la forza e la potenza dello spiritoe fu lo stemma di Federico II.
 
Senza nulla togliere agli altri animali, l’aquila per sua natura, è forse più «vicina» a Dio di qualsiasi altro animale. Il significato quindi è indubbiamente «divino». Non meno importante lo slogan IMMOTA MANET e soprattutto la sigla dello stemma PHS (Priuree Honorabilis Sion?) Cosa significa in realtà? La spiegazione fornita fino ad oggi lo fa passare per un errore di trascrizione (?) dallo stemma Berardiniano della sigla IHS; oppure di un'astrusa traduzione in una frase composita con il motto Immota Manet (Per Hoc Signum Immota Manet). Ma un fatto evidente sfugge agli 'storici: nel Gonfalone della città, custodito nel Museo Nazionale al Forte Spagnolo, compaiono entrambi i simboli.
 
L'Aquila: dalle origini fino ai nostri giorni
L'Aquila è il capoluogo regionale ed è considerata anche come il centro culturale più importante d'Abruzzo. Le fonti storiche attribuiscono la sua fondazione, avvenuta nel corso del XIII secolo, a Federico II di Svevia che si servì dell'apporto della popolazione locale. Il 29 agosto 1294 Celestino V, il papa del gran rifiuto, incoronato nella Basilica di Collemaggio, concesse alla città l'indulgenza straordinaria. Ogni anno L'Aquila rivive l'evento, con una splendida rievocazione storica in costume: la "Perdonanza Celestiniana", manifestazione che prende il nome proprio dalla bolla papale. La città fu un centro commerciale di primaria importanza in virtù della sua posizione strategica, situata com'era lungo l'asse viario che collegava Firenze con Napoli.
 
L'Aquila conobbe il suo periodo di massimo splendore al tempo della dominazione Angioina. Infatti, le sue fortune continuarono per tutto il 400, nonostante il lungo assedio cui fu sottoposta da Braccio da Montone, nel 1424, e le lotte intestine, per il controllo della città, tra le famiglie dei Camponeschi, dei Gaglioffi e dei Pretatti. Un nuovo periodo di prosperità ebbe inizio durante il dominio spagnolo, come testimonia la concessione alla città, fatta da Federico d'Aragona, del privilegio del conio.
 
 La decadenza della città e dei suoi mercati coincise con il declino dell'impero spagnolo. Colpita da un sisma ai primi del '700 e subito ricostruita, L'Aquila rafforzò il suo ruolo di centralità con i Borboni, che gli assegnarono il ruolo di capitale degli Abruzzi. La fedeltà al regime venne meno in epoca risorgimentale, quando il centro si segnalò per il fervore delle sue istanze indipendentistiche. Sono decine i monumenti che rendono il centro storico cittadino un luogo di grande valore artistico. Su tutti spiccano per bellezza ed importanza la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, quella di San Bernardino, il Castello cinquecentesco (foto a sinistra)e la Fontana delle 99 cannelle.
 
A questi monumenti si aggiungono splendidi palazzi gentilizi e un'infinità di piazze e chiese. Edificata per volere di Pietro da Morrone, divenuto poi Celestino V, Santa Maria di Collemaggio è la chiesa più grande d'Abruzzo. L'impianto, a croce latina, presenta una bella facciata trecentesca che, impreziosita da tre ricchi portali e tre splendidi rosoni, è rivestita di masselli in marmo bianco e rosa. L'interno, diviso in tre navate, con affreschi quattrocenteschi, conserva le spoglie di San Pietro Celestino. Rinascimentale è in vece la facciata di San Bernardino. Realizzata in pietra, presenta un interno diviso in tre navate, con uno splendido soffitto in legno posto in quella centrale attribuito a Ferdinando Mosca. Alla basilica, che conserva i resti del santo senese morto a L'aquila, è annesso anche il Convento Francescano. E veniamo all'architettuta militare. Iniziato nel 1534, su un progetto attribuito a Pirro Luis Escriba, il castello fu terminato più di trent'anni dopo, nel 1567. La fortificazione, che ospita nelle sue sale il Museo Nazionale d'Abruzzo, è il più grande di quelli esistenti nella regione. Alto più di trenta metri, è cinto da un grande fossato che misura 23 metri di larghezza e 14 di profondità. All'ingresso, dove un tempo era sistemato un ponte levatoio, è ancora perfettamente conservato lo stemma araldico di Carlo V.
 
E infine le 99 Cannelle, monumento che può essere considerato il simbolo della città, proprio per la magia del numero 99 e della leggenda ad esso collegata. Come ricorda una lapide, la fontana, a forma di trapezio, fu progettata da Tancredi da Pentima. Presenta 99 mascheroni in pietra con annesse cannelle dalle quali sgorga l'acqua. In virtù della sua ricchezza di beni, il turismo rappresenta una delle voci più importanti per l'economia del capoluogo regionale. A quello di tipo culturale si unisce quello collegato con l'area montana che, grazie agli impianti sciistici di Campo Imperatore, assicura ogni anno migliaia di presenze.
 
 
Città e capoluogo della provincia d'Abruzzo, è situata a 714 metri dal livello del mare su un rilievo alla sinistra del fiume  Aterno, in una grandiosa conca tra il Gran Sasso d'Italia e il monte Ocre.
 
Nel cuore di una regione montuosa, l'Abruzzo, è circondata dalle catene del Sirente e del Velino da un lato e dalla catena del Gran Sasso d'Italia e dai monti della Laga dall'altra. Fu situata all'origine sul colle che aveva costituito il confine tra i due contadi di Amiterno e di Forcona.
 
Fondata dagli Svevi nel 1254 come città fortificata, non lontano dalle rovine dell'antica Amiterno, la città divenne libero comune dalla seconda metà del XIII sec., e dall'inizio del XV divenne, dopo Napoli, la principale città del regno angioino, divenuto poi aragonese , grazie alle sue attività produttive (lana, seta, merletti e zafferano), e un importante centro culturale, con uno "Studio Generale" e numerose tipografie tra le più antiche d'Italia.
 
Secondo la tradizione furono 99 i castelli che si unirono per formare la città ed ognuno di essi volle avere la sua piazza con relativa chiesa e fontana. Il patrimonio edilizio reca l'impronta di come più volte la città sia rinata i seguito ai danni e alle distruzioni subite. Ricchissima di monumenti, forse i più noti sono la singolare fontana delle 99 cannelle(così detta dal numero di mascheroni, uno diverso dall'altro e rivestita di pietre bianche e rosate disposte a scacchi) e la basilica di santa Maria di Collemaggio fondata nel 1287, per iniziativa di Pietro Angeleri, che vi sarebbe poi stato incoronato papa, col nome di Celestino V, nel 1294. Il salone interno è a tre navate, nel quale emerge il mausoleo di San Pietro Celestino. Vanno anche viste le tele del seicento dedicate alla storia del santo papa. Stupenda è la facciata tardo trecentesca, nella quale si aprono tre portali, tutta di pietre bianche e rosse disposte a formare disegni geometrici. Piazza del Duomo è il cuore cittadino: ospita ogni giorno il mercato e rappresenta il luogo di incontro dei cittadini. La piazza ospita due fontane gemelle del 1930 e il duomo di San Massimo, l'edificio sacro è stato costruito nel 1300 ma un terremoto, quattro secoli dopo, distrusse la chiesa che fu quasi completamente ricostruita sul finire del 1700. L'attuale facciata è stata invece completata agli inizi del secolo scorso.
 
 La Cattedrale, a tre navate, ospita arredi di rilievo tra cui spicca un coro in legno del Settecento. Al lato del  duomo è la Chiesa del Suffragio del XVIII secolo ad opera di un artista di Pescocostanzo.  Importante edificio della città è la basilica di San Bernardino, eretta sul finire del XV sec. E' introdotta da una imponente scalinata che prospetta la facciata divisa in tre ordini sovrapposte di Colo d'Amatrice. L'interno è barocco ed è strutturato con tre navate a croce latina e relative cappelle laterali. Il soffitto della basilica ospita una delle opere lignee più importanti del barocco abruzzese risalente al 1700.  Dello stesso periodo è il Castello. Situato nella parte più alta della città è una fortificazione che unisce diversi stili. 
 
La sua struttura quadrangolare presenta quattro imponenti bastioni agli angoli ed è completato da un profondo fossato. Oggi è sede del Museo nazionale d'Abruzzo e di altre istituzioni cittadine. Edifici sacri di notevole importanza sono Santa Maria Paganica, san Silvestro, Santa Giusta che è uno degli esempi più interessanti dello stile romanico in Italia. Suggestiva la facciata con il suo inconfondibile prospetto a coronamento orizzontale. L'interno è composto da due navate, anche se in origine ne erano tre,con l'altare in legno, intagliato e dorato, ed i piloni poligonali. Si narra che dove sorge la chiesa è il luogo del martirio di Santa Giusta e San Marciano. Rinascimentali sono i cortili dei palazzi Franchi, Dragonetti-Cappelli e carli. Barocchi invece sono palazzo Quinzi, Pico-Alfieri, Rivera, Palazzo Centi e Palazzo Antonelli - Dragonetti. Splendidi sono i bronzi dello scultore novecentesco Nicola D'Antino che arricchiscono le fontane di alcune piazze della città(Piazza IX Martiri, Piazza del Duomo e il piazzale della fontana Luminosa).
 
La fondazione fu legata ai fermenti autonomistici delle terre del confine settentrionale del Regnum Siciliae accentuatisi alla morte dell'Imperatore Federico II. Una parte degli abitanti dei castelli, delle terre e delle ville dei due territori, circa una settantina, si trasferirono intorno alla metà del Duecento nella nuova città. Le particolari circostanze della fondazione si riflettono quindi sull'urbanistica della città, conferendole l'impronta definitiva: ciascun castello ebbe in assegnazione un'area perché vi si edificassero le case, la chiesa e sulla piazza antistante la fontana pubblica. Nascono così i vari quartieri e alcuni gioielli dell'architettura sacra romanica aquilana, quali le chiese di S. Maria Paganica, di S. Giusta, di S. Pietro di Coppito e di S. Silvestro. Si data a questo periodo anche la prima fase del monumento più celebre della città, la fontana delle "99 cannelle " (un numero allusivo al tradizionale numero di castelli che avrebbero partecipato alla fondazione), opera del Magister Tangredus de Pentana de Valva, come ci dice un'iscrizione posta sulla parete di fondo. La nuova realtà, che aveva modificato in profondità le strategie politico-militari alla frontiera con lo Stato della Chiesa, ricevette nel 1254 il diploma di fondazione da re Corrado IV.
 
La città costituì fin dall'inizio un importante mercato per il contado, il quale la riforniva regolarmente di prodotti alimentari: dalla conca fertile proveniva il prezioso zafferano (foto a sinistra); i pascoli montani circostanti alimentavano nel periodo estivo numerose greggi di ovini transumanti che fornivano abbondante materia prima, destinata sia all'esportazione sia, in misura minore, alla manifattura locale, tale da richiamare col tempo in città artigiani e mercanti forestieri.
 
L'Aquila nel giro di pochi decenni divenne crocevia per il traffico con le altre città del regno ed extra regno, con le quali era collegata per mezzo della cosiddetta "via degli Abruzzi" che univa Firenze a Napoli passando per Perugia, Rieti, Aquila, Sulmona, Isernia, Venafro, Teano, Capua.
Le trattative per la successione nel regno di Sicilia di Edmondo, figlio di re Enrico III d'Inghilterra, fecero sì che la città si inserisse nell'intrecciarsi degli interessi della curia papale e del re d'Inghilterra. Per contrastare questo disegno re Manfredi, nel luglio 1259, la fece radere al suolo.
 
Tre anni prima, il 23 dicembre 1256, papa Alessandro IV, per premiare gli aquilani dell'avversione manifestata nei riguardi di re Manfredi, aveva elevato la chiesa dei santi Massimo e Giorgio a chiesa cattedrale. Il denuus reformator fu Carlo I d'Angiò, ma la fama della città si diffuse ben al di là dei confini del regno quando un evento di eccezionale importanza ebbe luogo il 29 agosto 1294: la consacrazione dell'eremita Pietro del Morrone come pontefice col nome di Celestino V. Su iniziativa di Pietro era stata iniziata, nel 1287, S. Maria di Collemaggio, la più imponente chiesa romanica della città, la cui facciata, decorata con un rivestimento a fasce di masselli alternativamente bianchi e rossi e con tre grandi rosoni, domina l'antistante spiazzo erboso.
Le vicende celestiniane dettero grande impulso alla sviluppo edilizio, come testimoniano gli statuti cittadini. Decisivi poi per lo sviluppo dei commerci furono i privilegi concessi dal re Roberto d'Angiò nel 1311. Furono in particolare protette tutte le attività legate alla pastorizia, tramite l'esenzione dai dazi per le importazioni e le esportazioni. E' questo il periodo in cui mercanti toscani (società Scale, Bonaccorsi) e reatini acquistarono casa per abitare in città. Questi presupposti favorirono un profondo rinnovamento politico: nel 1355 al governo cittadino parteciparono le Arti dei pellettieri, dei metallieri, dei mercanti, dei letterati, che con il Camerario e i Cinque costituirono la nuova Camera Aquilana. Undici anni prima, nel 1344, il sovrano aveva concesso alla città di avere una propria zecca.
 La metà del Trecento rappresenta un momento di grave crisi, come in tutta l'Europa. La città in questo periodo fu spesso colpita da epidemie di peste (1348, 1363) e terremoti (1349) tanto da presentarsi disabitata, ma ben presto si incominciò a ricostruire. Molti i segni dell'importanza raggiunta dall'Aquila tra fine Trecento e inizi Quattrocento: famiglie di ebrei vennero ad abitare in città; generali dell'Ordine Francescano la scelsero come sede per i capitoli generali (1376, 1408, 1411, 1450, 1452, 1495); il maggiore esponente dell'Osservanza, fra' Bernardino da Siena, venne due volte, la prima volta a predicarvi alla presenza di re Renato di Napoli e la seconda volta vi morì (1444).
 
La presenza osservante fu decisiva per la città. Interventi urbanistici, legati all'iniziativa di fra' Giovanni da Capestrano e fra' Giacomo della Marca, furono realizzati da maestranze lombarde, in una zona poco urbanizzata a nord-est, per costruire un imponente complesso edilizio incentrato sull'ospedale di S. Salvatore (1446) e sulla basilica e convento di S. Bernardino. Lunga e travagliata fu la vicenda della fabbrica soprattutto per la crisi sismica del 1461 che fece crollare le strutture (solo il 14 maggio 1472 fu qui traslato il corpo di S. Bernardino). Tutta la città subì gravi danni; trascorsero due anni prima che i cantieri iniziassero l'attività di riparazione delle chiese e dei conventi.
La seconda metà del Quattrocento corrisponde al periodo più fiorente dell'economia aquilana: re Alfonso I autorizzò, nel 1456, lo svolgimento delle fiere di S. Pietro Celestino e di S. Bernardino, della durata di sedici giorni, dall'11 al 27 maggio; re Ferrante d'Aragona concesse il placet di istituire uno Studio conforme a quelli esistenti in Bologna, Siena e Perugia.
 
 La privilegiata posizione geo-politica dell'Aquila, di cui si è parlato, favorì in città la presenza di mercanti forestieri di varie nazionalità (Germania, Savoia, Catalogna) come pure di fattori delle compagnie fiorentine dei Bardi, degli Ardinghelli, degli Strozzi, dei Medici, dei Gondi, dei Pianelli di Venezia, dei Papone di Pisa, degli Spannocchi di Napoli. Nel suo viaggio da Venezia a Napoli si fermò in città Adamo da Rotweil, allievo di Gutenberg: il 3 novembre 1481 la Camera Aquilana lo autorizzò ad esercitare l'arte della stampa in città concedendogli anche la privativa.
 
Fin dal primo trentennio del XVI secolo, con la dominazione spagnola, iniziò all'Aquila un processo di decadenza delle attività produttive al quale contribuirono le epidemie del 1503 e del 1505 che fecero sì che iniziasse per la città un periodo di crisi demografica e di depressione economica. La crisi si accentuò quando nel 1529 Filippo d'Orange, per punire la città che si era a lui ribellata, infeudò tutte le terre del contado assegnandole in premio ai suoi capitani. L'Aquila si vide privata in un sol colpo di quel territorio che costituiva la propria base economica. Di conseguenza vide le sue fiere sempre più disertate dai mercanti. Anche l'impianto urbanistico dell'Aquila subì sostanziali modifiche: la città fu costretta nel 1529 a provvedere alla costruzione di una fortezza che comportò nell'area circostante l'abbattimento di molti edifici e chiese. La fortezza, la cui costruzione si protrasse per oltre un secolo, si presenta oggi con l'aspetto che le hanno conferito i restauri del secondo dopoguerra. A pianta quadrata, con quattro poderosi bastioni angolari e circondata da un profondo fossato, riflette le tecniche militari più avanzate dell'epoca. Il suo interno attualmente ospita il Museo Nazionale d'Abruzzo, con una collezione artistica particolarmente pregevole per quanto riguarda i documenti pittorici e scultorei della regione tra Medioevo e Rinascimento.
 
Negli anni Settanta del XVI secolo si avviò un altro importante intervento che portò alla modifica dell'assetto del centro civico della città: la ricostruzione e l'ampliamento dell'antico palazzo del Capitano per ospitare Margherita d'Asburgo o d'Austria, governatrice perpetua della città (dal 1587, morta Margherita, il palazzo fu residenza del Magistrato e ora è la sede del Comune), che dopo essere stata governatrice delle Fiandre si era ritirata nei feudi abruzzesi. Al suo seguito era venuto anche l'ingegnere militare bolognese Francesco de Marchi il quale, il 19 agosto 1537, aveva compiuto la prima ascensione, dal versante aquilano, del Gran Sasso.
La struttura urbanistica del centro civico subì una ulteriore trasformazione, negli ultimi a
nni del Cinquecento e per tutto il Seicento.
Nel 1657 la città venne colpita dalla peste: morirono 2294 dei circa 6000 abitanti.
 Gran parte dell'antico volto medievale e rinascimentale fu distrutto dal terremoto del 2 febbraio 1703: le case, le chiese, i palazzi, la fortezza subirono gravissimi danni. A nove anni di distanza la città contava 2468 abitanti. Favorirono la ripresa le esenzioni fiscali concesse dal governo di Napoli, dove dal 1707 al viceré di Spagna era subentrato il viceré austriaco, cui nel 1734 successe Carlo di Borbone. Dal terribile terremoto risorse lentamente, ma profonde modificazioni subirono le strutture e gli spazi urbani. I due ceti che concorsero alla ricostruzione della città, il clero e i nobili, caratterizzarono gli spazi urbani con il dualismo chiesa-palazzo: i primi con una opera di recupero e  di riuso delle emergenze della città medievale, aggiornate alla cultura del tempo, i secondi costruendo nuove strutture palaziali (ad esempio i palazzi Quinzi, Antonelli e Centi). I rifacimenti interessarono quasi tutte le chiese della città, ampliate e ricostruite con un nuovo volto barocco. Interventi di restauro operati soprattutto negli anni '60 e '70 del nostro secolo hanno in molti casi obliterato questa fase, riportando gli edifici al primitivo aspetto romanico. Conservano viceversa la loro veste settecentesca le chiese di S. Maria Paganica e di S. Domenico, attualmente adibita ad auditorium.
 
Nel 1799 anche L'Aquila subì l'invasione dei francesi e fu funestata da saccheggi e uccisioni. Nel secolo successivo patrioti aquilani parteciparono ai moti rivoluzionari  del 1833, del 1841, del 1848.
L'unificazione d'Italia fece sì che L'Aquila perdesse la caratteristica di città di confine senza che la nuova posizione di centralità l'avvantaggiasse perché essa fu esclusa dalla linea ferroviaria dei due mari con evidenti conseguenze economiche.
Entrando a far parte del nuovo Stato unitario si sentì l'esigenza di apportare delle trasformazioni tendenti all'adeguamento della città alle nuove esigenze amministrative infrastrutturali ed economiche. Gli interventi, che subirono una forte accelerazione nel nostro secolo, alterarono in modo irreversibile la città antica perché si edificarono le aree libere all'interno della cinta muraria, aree che fin dall'epoca della fondazione non erano state urbanizzate. 
 
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