Il fascino della pietra - Bed & Breakfast CAMERE AURORA

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GLI ANTICHI BORGHI D'ABRUZZO: IL FASCINO DELLA PIETRA

Quasi tutti i centri montani abruzzesi, chiusi ed arroccati sulle cime, trassero ragione della propria collocazione geografica e della propria morfologia da due fattori: la grande pericolosita’ dell'Eta’ di Mezzo, periodo nel quale la maggior parte di essi sorse, e dalla pratica (ma puo’ ben dirsi dalla monocoltura) dell'allevamento ovino, che nella montagna aveva il suo regno.

Costruiti interamente in pietra viva e malta, con una esclusione totale, fobica, del legno a vista, tutti gli antichi borghi della montagna abruzzese esprimono quell'ossessivo attaccamento alla pietra che e’ cosi’ proprio della nostra civilta’ mediterraea.
Delle continue, angoscianti, mai estinte necessita’ difensive, in un mondo di prolungatissima anarchia feudale, di cronica latitanza dei poteri centrali e quindi dei sistemi organizzati di difesa, ci parlano dunque le case di pietra nuda dei paesi abruzzesi, rinserrate l'una all'altra in una massa protettiva e compatta, a guisa di muraglia e percio’ dette anche case-mura.

Conseguenza diretta della pericolosita’ dei tempi, i cosiddetti recinti di difesa rappresentavano l'unico sistema concreto di autodifesa delle popolazioni locali. Veri borghi fortificati piu’ che semplici castelli, essi consentivano in caso di necessita’ un prolungato arroccamento difensivo della popolazione locale.

Il perimetro esterno delle abitazioni, racchiudeva il borgo in una cerchia difensiva "civile", ma non meno efficace.

Esternamente le finestre erano poche, strette quasi come feritoie, poste solo ai piani piu’ elevati. Per un arco di tempo lunghissimo, che va dall'XI secolo fino alla rivoluzione francese, questo tipo di struttura urbanistica costitui’ il modello tipico dell'insediamento civile sulla montagna abruzzese. Non e’ tuttavia possibile comprendere il senso di questi insediamenti umani, spesso spinti ai limiti stessi dell'abitabile, senza ricondurli nell'ambito di quel sistema di produzione economica che organizzava, nel suo complesso, tutta la vita sulla montagna: la pastorizia. Infatti, come attivita’ economica prevalente in Abruzzo per quasi tre millenni, e quindi come matrice di condizioni di vita particolari, la pastorizia ha dato un'impronta al territorio non limitata alle tracce lasciate sui pascoli o ai tratturi.

La massa principale degli ovini, le grandi greggi che si spostavano periodicamente fra gli alti pascoli montani e le pianure costiere della Penisola, era del tutto estranea al centro abitato: le pecore transumanti vivevano sempre all'aperto, rappresentavano dunque una specie di "capitale accessorio" che non si inseriva mai direttamente nella vita e nelle strutture urbanistiche dei villaggi montani.

La stessa forma delle singole abitazioni riflette questa economia legata ad un tipo di allevamento basato su grandi mandrie di piccoli animali: l'impossibilita’ di trasferire all'interno del paese il patrimonio armentizio, le necessita’ difensive che tendevano a limitare e compattare al massimo l'estensione del centro da presidiare, la ripidezza dei pendii rendevano necessaria nel complesso una configurazione delle strutture abitative a forma di torre con edifici formati da tre, quattro, o anche cinque, sei vani sovrapposti.
 
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