Borghi e castelli - Bed Breakfast Camere Aurora - Poggio Picenze - Aquila

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BORGHI E CASTELLI DELLA PROVINCIA DI L’AQUILA


Borghi e Paesi (elenco completo)
Capolavori della Natura, Capolavori della Cultura
Il Parco, localizzato nel cuore dell'Appennino, a cavallo della catena montuosa del Gran Sasso e quella dei Monti della Laga, si estende sul territorio di tre regioni: l'Abruzzo, il Lazio e le Marche, comprendendo nel suo perimetro territori di cinque province: L'Aquila, Teramo, Pescara, Rieti ed Ascoli Piceno.
Ma sono i 44 Comuni, e le loro innumerevoli frazioni, così incastonati nella natura integra ed incontaminata e con le loro particolarità architettoniche e culturali, che costituiscono le fondamentali tappe di un viaggio indimenticabile.


Borghi e Paesi (elenco completo)
Un patrimonio di storia, cultura e tradizioni
La ricchezza del Parco Regionale Sirente Velino non è solo nella sua natura, ma anche nel suo prezioso patrimonio di storia, cultura e tradizioni, ereditato da un passato che ha contribuito a definire l'identità di questo territorio e della sua comunità e i cui segni sono ancora oggi ben conservati ed apprezzabili

POGGIO PICENZE (AQ) – STORIA
Poggio Picenze è un comune di 1.023 abitanti della provincia dell'Aquila: fa anche parte della Comunità montana Campo Imperatore-Piana di Navelli
Poggio Picenze è un piccolo paese della provincia dell'Aquila che conta circa mille abitanti; situato sulla strada statale 17 dell'appennino abruzzese a 14 km dall'Aquila, su un' altura di 760 metri dalla quali si può ammirare l' ampio panorama della conca aquilana.
Il nome Poggio Picenze deriva dal fatto che l'antico castello fu costruito su un fianco del Monte Picenze, tale nome deriverebbe a sua volta dai Piceni, detti anche Picenti, che stabilirono diversi insediamenti nella zona intorno al III secolo a. C. La data di edificazione del castello si fa risalire intorno all' anno mille, trovandosi citazioni di esso già in un documento del 1173 "Podio de Picentia" nel quale appariva come un castello con mura fortificate e " sei torri, di cui una alta al centro".
 
Resti del castello sono ancora visibili nella parte vecchia del paese.
 
In epoca prefeudale,la posizione di valico del Poggio lo espose più volte alle scorrerie degli eserciti diretti alla volta dell'Aquila, infatti nel 1423 il castello resistette per due lunghi giorni all'assedio di Braccio da Montone dando tempo alle popolazioni oltre di esso di organizzarsi per la resistenza, ma alla fine capitolò dinanzi allo spietato conquistatore. Con il feudalesimo spagnolo Il Poggio venne assegnato a Giagiacomo dei Leognani-Castriota, valente condottiero che nel 1566 vi si stabilì preferendolo a tutti i suoi molti possedimenti.
 
Dopo i Leognani, il feudo comprendente il Poggio passò nel 1700 alla famiglia Sterlick di Chieti.
Nel 1806 su chiudeva l'epoca del feudalesimo, di cui il castello restava antico e maestoso simbolo, il quale però nel 1832 fu parzialmente demolito poichè diventato pericolante a causa dei fortissimi terremoti di cui era stato testimone.
 
LA PIETRA BIANCA
Una considerazione a parte va fatta per l' attività di estrazione e lavorazione della " Pietra Bianca " che ha rappresentato per diversi secoli l'elemento distintivo di Poggio Picenze.
La Pietra bianca del Poggio ha natura calcarea, aspetto candido e gentile e caratteristiche fisiche che la rendono facile da lavorare, ma di più, essa ha anche la proprietà di indurire coprendosi di una patina dorata con il passare del tempo.
I maestri scalpellini di Poggio sono stati autori di centinaia di ornati portali, logge, cortili, porticati, fontane dell'aquilano come le magnifiche 99 cannnelle nei pressi della stazione ferroviaria dell'Aquila.

BORGO DI SANTO STEFANO DI SESSANIO (AQ)
a 15 km dalla struttura
Il borgo della rinascita
 Descrizione e Cenni storici
Santo Stefano di Sessanio fa parte del Club dei Borghi più belli d'Italia ed è in effetti tra i più suggestivi del Parco, per l'armonia degli elementi architettonici: un cammeo incastonato tra i monti, prossimo all'altipiano di Campo Imperatore. La conservazione dell'impianto insediativo in perfetta continuità con il paesaggio circostante, fu dovuta, paradossalmente, al pressoché totale spopolamento che il paese ha subito nella seconda metà del '900, ma anche alla scelta virtosa di dar vita ad una "Carta dei valori per Santo Stefano di Sessanio", che nell'agosto 2002 fu sottoscritta dal Comune, dall'Ente Parco e dalla Società Sextantio, che ne ha rilanciato uno sviluppo turistico sostenibile nella forma dell'albergo diffuso.
Il paese venne eretto tra l'XI il XII secolo sui ruderi di un pago chiamato Sextantio, dal latino "Sextantia", ad indicare la distanza di sei miglia romane da Peltuinum, importante crocevia dei traffici che da Roma giungevano sulla costa adriatica, e deve la sua prosperità, sin dai tempi più remoti, alla centralità rispetto ad assi viari strategici come le vie consolari Valeria e Claudia Valeria e, in seguito, alla vicinanza con il Tratturo regio, strada maestra della transumanza di connessione tra L'Aquila e Foggia.
Nel XIII secolo appartenne alla Baronia di Carapelle, divenendo in seguito possedimento dei Piccolomini e quindi, dalla fine del XVI secolo, della potente casata medicea. E' sotto la guida di Francesco de' Medici che il borgo visse il suo periodo di massimo splendore, intorno al commercio della lana "carfagna", una lana nera di tipo grezzo prevalentemente usata per le uniformi militari e per il saio dei monaci, prodotta a Santo Stefano e lavorata a Firenze.
Nel XVIII secolo, il borgo entrò nell'orbita del Regno delle Due Sicilie e divenne possedimento privato del Re di Napoli fino all'Unità d'Italia.Il nucleo centrale medievale è dominato da un'imponente torre merlata, di forma cilindrica, detta Torre Medicea che, distrutta dal terremoto dell'Aquila del 2009, è in fase di ricostruzione. Essa emergeva dal profilo urbano, come evidente espressione di potere, sul territorio circostante. All'interno dell'antico recinto difensivo si insediò una piccola guarnigione nell'insolato che ancor oggi viene detto "Casa del Capitano".
Il borgo fortificato ha una configurazione ellissoidale. Le abitazioni e i percorsi viari, stretti e angusti, sembrano essersi sviluppati seguendo cerchi concentrici, che hanno come punto di partenza la torre cilindrica. Troviamo, anche in questo borgo, le case mura con il profilo scarpato; per ragioni difensive e a causa della mancanza di spazio, le abitazioni sorgono su più piani (case torri) e, in alcuni casi, sopra percorsi coperti, analoghi agli "sporti" di Castel del Monte.
  • Abitanti: 117
  • Altitudine: 1250 metri slm
Manifestazioni e Feste
  • 2-3 Agosto - festa del patrono, S. Stefano Protomartire e di S. Isidoro
  • Agosto: manifestazione "Estate nel Borgo"
  • Settembre: "Sagra della lenticchia"
Concerti di musica classica
Tutto l'anno, nei fine settimana, prove aperte e concerti dell' "Officina Musicale" diretta dal M° Orazio Tuccella.
Gastronomia
La lenticchia di Santo Stefano di Sessanio è un presidio Slow Food la cui qualità è garantita da un'Associazione di Produttori. La lenticchia ha trovato un habitat ideale sulle terrazze montane che circondano il borgo. Piccola, di colore scuro, dalla buccia rugosa e sottile, è ricca di ferro e talmente tenera da non necessitare di ammollo.
Può essere gustata in zuppe molto semplici che ne esaltano il profumo e il gusto, specie se accompagnate da crostini di pane ed un filo di olio extravergine di oliva. Viene spesso proposta con le patate, le volarelle (pasta fatta a mano) o le salsicce. Nella cucina locale trovano ampio utilizzo le carni di agnello dell'altopiano di Campo Imperatore (ad esempio nella tipica ricetta alla chiaranese, con formaggio e uova), i formaggi (il paese fa parte dell'areale di prododuzione del celebre Canestrato di Castel del Monte, altro presidio Slow Food dell'area Parco) e lo zafferano, prodotto nel vicino altopiano di Navelli. Alcune preparazioni tipiche sono legate alle feste, come la minestra di ceci e castagne, per la vigilia di Natale, di gnocchetti e fagioli poverelli per la Pasqua, le sagnette al sugo di agnello per la festa del Santo patrono e la cagliata in occasione dell'Ascensione. Tra i dolci si gustano le ferratelle, i dolci con le mandorle, il pasticcio degli dei, con crema allo zafferano.

ROCCA CALASCIO – CALASCIO (AQ)
a 18 km dalla struttura
Rocca Calascio è il castello più alto dell'Appennino. La torre si erge ad una altezza di 1520 m. s.l.m. Domina il versante sud del Gran Sasso d'Italia e si trova ai confini di Campo Imperatore, ai suoi lati scopre: ad ovest il Monte Sirente ed il Velino, a nord il Gran Sasso e Campo Imperatore, a sud e parte di est la Piana di Navelli.
 
Domina il sottostante paese di Calascio che si trova a 1200 metri di quota. In un documento del 1380 si ha la prima citazione di Rocca Calascio, intesa come torre di avvistamento isolata, ma la costruzione della torre è da collocarsi intorno all'anno 1000. Ad Antonio Piccolomini si deve attribuire, verso il 1480, la realizzazione delle 4 torri attorno all'originario torrione di Rocca Calascio, il muro di cinta attorno al paese e la ricostruzione di gran parte dell'abitato distrutto dal furioso terremoto del 1461. Nelle vicinanze della Rocca si trova la Chiesa di Santa Maria della Pietà, costruita dai pastori intorno al 1400 per ringraziamento alla Madonna in quanto i soldati dei Piccolomini respinsero, in una sanguinosa battaglia, un gruppo di briganti provenienti dal confinante Stato Pontificio.
 
Punto di osservazione di elevata strategia militare, era in grado di comunicare, mediante l'ausilio di torce durante la notte e di specchi nelle ore diurne con innumerevoli collegamenti ottici disseminati nel territorio, fino ad arrivare ai castelli della costa adriatica. Con la dominazione aragonese fu istituita la "Dogana della mena delle pecore in Puglia" e la pastorizia transumante divenne la principale fonte di reddito del Regno. Fu quindi un momento di notevole sviluppo per i paesi della Baronia che nel 1470 possedevano oltre 90.000 pecore e fornivano ingenti quantitativi di pregiata "lana carapellese" a citta' come l'Aquila e Firenze.
 
Nel 1579 Costanza Piccolomini, l'ultima della famiglia, vendette la Baronia, il Marchesato di Capestrano e le terre di Ofena e Castel del Monte a Francesco Maria De' Medici, Granduca di Toscana per 106.000 ducati. Nel 1743 la zona passò sotto la dominazione Borbonica. Nel 1703 intanto un disastroso terremoto aveva demolito il castello ed il ed il paese di Rocca Calascio: furono ricostuite solo le case nella parte bassa dell'abitato e molti abitanti preferirono trasferirsi nella sottostante Calascio. Una progressiva discesa ha ridotto la popolazione da circa 800 abitanti nel 1600 a zero nel 1957. Calascio, a sua volta, ha iniziato il suo declino a fine '800, subendo gli effetti di una massiccia emigrazione nei primi decenni del '900.
 
Una popolazione di circa 1900 abitanti nel 1860, ammontata nel 1982 a soli 299. Gia' avviato verso il lento disfacimento che caratterizza i paesi spopolati, Calascio ha arrestato ed invertito questa tendenza per mezzo di numerosi interventi di risanamento spesso da parte di cittadini non residenti. Interessato da un complesso progetto di recupero, anche il borgo di Rocca Calascio sta cambiando la sua fisionomia. Un intervento necessario per un insediamento particolarmente suggestivo ed ad un castello che, oltre a suscitare interesse negli studiosi del settore, e' ritenuto il più' elevato della catena appenninica e forse dell'intera penisola.
 Oggi la Rocca è conosciuta dal grande pubblico per essere, molto spesso, oggetto di grandi set cinematografici, citiamo tra questi il più importante, il film dal titolo "Lady Hawak" una stupenda favola ambientata nel medio evo.

BORGO FORTIFICATO CASTEL DEL MONTE
a 22 km dalla struttura
Sospeso tra le vette del Gran Sasso e la valle del Tirino, un miracolo di pietra prende forma sotto i nostri occhi: è Castel del Monte, annunciato dalla possente torre campanaria.

La durata dei ricordi, qui, è più dolce che altrove e si materializza, appena entrati nel borgo, in quei mirabili pezzi di architettura popolare che sono gli antichi portali, le finestre, i “vignali” (le scale esterne), gli archi di passaggio.

La compattezza dell’abitato, legata a questioni difensive, esigeva per la forte pendenza del terreno il modello della casa-torre.
Le abitazioni, disposte sulle direttrici parallele alle curve di livello (le strade principali) intersecate da vie di collegamento ripide e tortuose, si saldano le une alle altre attraverso archi e volte (gli “sporti”).

La visita al paese antico può iniziare da Porta S. Rocco che un tempo faceva parte della cinta difensiva, ancora visibile. All’ingresso dell’abitato sorge la chiesa di S. Rocco, eretta dopo la peste del 1656 con una facciata “a vela” rettangolare.

In via Duca degli Abruzzi si incontra uno dei tre antichi forni in cui i castellani venivano a cuocere il pane. Lungo la salita si trova il Palazzo del Governatore, costruito tra XV e XVI secolo su una superficie che occupava l’intero isolato.

Gli smembramenti di proprietà ne rendono oggi ardua la lettura: da notare la struttura impostata su grandi archi, il bellissimo portale del 1559 e le due bifore ornamentali.

Anche del vicino Palazzo Colelli, in via del Codacchio, è difficile oggi riconoscere l’antica grandezza, che sopravvive solo nel loggiato, nel torrione e nel ricordo delle cento stanze.

Giunti a Porta di S. Maria, ci si ferma nell’omonima via per guardare il panorama e, in basso, la chiesetta della Madonna delle Grazie, unica sopravvissuta, insieme a quella di S. Donato, delle numerose chiese che sorgevano fuori le mura. Si arriva in breve alla Madonna del Suffragio, risalente alla prima metà del XV secolo e ricca di barocche decorazioni in stucco. Da ammirare, qui, l’altare maggiore alto 12 m, un capolavoro in legno scolpito e dorato che conserva al centro una statua della Vergine vestita come le castellane del tempo.

Pregevoli sono anche l’organo dorato del 1508 e il dipinto del fiorentino Bernardino di Lorenzo (1585) in un altare laterale. Splendida, dalla piazza della chiesa, la vista su monti e valli, sul piano di S. Marco e Rocca Calascio. Piazzetta delle Mura, la sola alberata del vecchio borgo, riporta al tempo in cui le donne erano padrone del paese e venivano qui ad asciugare il grano, fare il bucato o chiacchierare, mentre i loro uomini erano lontani per la transumanza.

Proseguendo verso la parte alta, per le vie S. Maria e Clemente, ci si imbatte in una bella sequenza di “sporti”, che sono come delle gallerie che corrono nelle viscere del borgo. Le leggende fiorite sugli sporti si spiegano con il loro fascino arcano, frutto di una sapienza costruttiva che sfruttava le pendenze del terreno e vi modellava le abitazioni, scavalcando la roccia o edificando su di essa.

Oltrepassato un altro forno e il vecchio fondaco, si penetra nel cuore dell’abitato dove sorge la chiesa di S.Caterina, dall’aspetto dimesso. Oltrepassata la Casa Comunale, si entra, in fondo a via Duca degli Abruzzi, nel Ricetto, il villaggio originario, rimasto chiuso su se stesso là dove sorgeva il cortile del castello munito di torre, oggi parte integrante della Chiesa Matrice.

Lo stretto passaggio verso il campanile reca uno splendido portale, mentre ad attirare l’attenzione uscendo dalla Porta del Ricetto verso la chiesa, è la muraglia difensiva trasformata in abitazioni. La Chiesa Matrice, dedicata a S. Marco, ha un accesso solo laterale e si presenta all’interno con una profusione di stili e materiali non priva di fascino: altari in legno, in marmo e in pietra, fregi rinascimentali, stucchi barocchi, sculture lignee e angeli di gesso.
Colpisce sul fonte battesimale l’organo in legno dorato del XVI secolo.
Dopo una sosta alla Taverna Matrice, si conclude la visita a Porta S. Ubaldo. Il piazzale antistante è punto d’incrocio di venti che d’inverno lo liberano dalla neve, per cui il viaggiatore che entra nel borgo da questa porta ha l’impressione di approdare a un rifugio sicuro, mentre chi ne esce si sente spiacevolmente esposto alle intemperie.

Salendo da Castel del Monte verso la montagna, si scoprono gli immensi spazi di Campo Imperatore, che appare, a quota 1600 m, come una prateria senza confini dove lo sguardo si perde in un mare d’erba o di neve.

Interessante, infine, la zona archeologica d i Colle S. Marco, con i resti tuttora evidenti di un insediamento (strutture di case, stalle, recinti di orti) risalente all’anno Mille, prima che gli antichi abitanti si rifugiassero nel Ricetto per dar vita all’attuale paese.

La passeggiata nel borgo offre al visitatore scorci davvero suggestivi, con i monumentali palazzi che ricordano la maestosità degli uomini che li hanno costruiti, le tante chiese che fanno rivivere gli antichi fasti e i musei della cultura contadina che, in un percorso oggi valorizzato da opere d’arte a cielo aperto, raccontano di una storia non molto lontana.

Un capolavoro di architettura in cui l’ingegno dell’uomo ha saputo risolvere la mancanza di spazio, problema tipico dei paesi fortificati d’alta quota.

Di alta ingegneria sono, di fatto, gli sporti che coprono le vie e sui quali si sviluppano le abitazioni. Vere e proprie gallerie che caratterizzano il borgo e sembrano custodire l’anima più segreta del paese.

La lavorazione della pietra in cui Castel del Monte ha fatto scuola, i gioielli architettonici ereditati dal passato, le tipicità custodite in modo sapiente, le tradizioni secolari tenute vive dai suoi abitanti, le iniziative culturali che animano il centro, fanno di Castel del Monte un borgo vivace, in cui la suggestione rivive ancora oggi nella magia di un passato da scoprire.

BORGO DI ROCCA DI CAMBIO
a 18 km dalla struttura
Il comune più alto dell'Appennino 
Il paese, arroccato su un costone alle pendici del M. Cagno, domina l'ampia Piana delle Rocche con i ruderi del castello inglobati nella costruzione della Chiesa di S. Pietro.
Rocca di Cambio ha sicuramente avuto fin dall'antichità una funzione difensiva e di guardia del territorio per la sua posizione geografica. Posto a 1.434 metri di quota, risulta essere il comune più alto dell'Appennino.
Il borgo medievale di Rocca di Cambio sorge probabilmente nelle vicinanze di una torre difensiva, in rapporto con quelle di Rovere e Rocca di Mezzo, quando, sotto la spinta delle invasioni barbariche, le popolazioni si arroccarono su alture. Nella Bolla di Papa Alessandro III del 1178 tra i possedimenti della Diocesi di Forcona si trovava menzionata "Roccha Octonesca cum Ecclesiis". Probabilmente il castello, inglobato in parte nella Chiesa di S. Pietro del XIV-XVII secolo, venne costruito intorno alla metà del 1200; certo è che nel 1253 Rocca di Cambio partecipò alla fondazione della città di L'Aquila e nel 1294, su richiesta del Pontefice Celestino V, fu riunita con altre terre al Contado Aquilano. Si ha anche notizia nel 1313 che la preziosissima Chiesa di S. Lucia fuori le mura venne iscritta nell'estimo dei beni, anche se la sua costruzione è antecedente a questa data.
Testi tratti dalla guida turistica "Parco Regionale Sirente - Velino", Edizioni Amaltea, 2001.
 
Da visitare
Ruderi del castello inglobati nella costruzione della torre campanaria della Chiesa di S. Pietro (XIV-XVII secc.).
Chiesa di S. Maria del XVI secolo.
Chiesa benedettina di S. Lucia, presso la piana, che conserva un interessante ciclo di affreschi (XIII-XVI secc.) e la sottostante cripta.
 
BORGO DI ROCCA DI MEZZO
a 20 km dalla struttura
Antico borgo montano nel cuore dell'Altopiano delle Rocche
Frazioni: Rovere, Terranera e Fontavignone 
Localizzato nel cuore dell'Altopiano delle Rocche, il borgo medievale di Rocca di Mezzo si struttura probabilmente nelle adiacenze di una torre di difesa e avvistamento, posta in relazione con quelle di Rovere e Rocca di Cambio, tra l'VIII e il IX secolo quando, sotto la spinta delle invasioni barbariche le popolazioni rocchigiane, sparse in piccoli insediamenti, sentirono la necessità di rifugiarsi su alture difese con cinte fortificate e torri d'avvistamento.
Rocca de Mesio è ricordata già nel 1115 nella Bolla di Pasquale II tra i castelli della Badia Sublacense. Assume un ruolo di particolare rilievo per la sua posizione al confine tra la diocesi di Forcona e quella dei Marsi, che hanno individuato nel Rio Gamberale la frontiera fisica del loro territorio. Si ha notizia che la "villa" di Terranera, le cui origini si possono far risalire tra l'XI ed il XII secolo, già da questo momento era aggregata a Rocca di Mezzo. Dopo il saccheggio di Carlo di Durazzo, nel 1347, furono rafforzate le fortificazioni e probabilmente iniziò in quel tempo la costruzione del castello con chiesa annessa. Nel 1423 il borgo subì molte distruzioni per l'assedio di Braccio da Montone, tanto che nel 1431, divenuto vescovo di L'Aquila Agnifili, originario di Rocca di Mezzo, promosse la sua ricostruzione. Lo sviluppo economico legato ai pascoli e alla transumanza portò Rocca di Mezzo ad un notevole incremento della popolazione: si ha notizia che a metà del XVI secolo si contavano 474 fuochi. Un periodo fiorente, quindi, per il paese come testimonia ulteriormente nel 1595 il magistrato aquilano che descrive Rocca di Mezzo "terra grande murata, che è ripartita in 4 rioni …". Fu posseduta dai Colonna e dai Barberini fino al 1806, quando gli fu aggregato Rovere, centro dal glorioso passato, da sempre con una propria autonomia e di origini antichissime. Sede di un recinto fortificato del VII-VI secolo a. C., Rovere assume nel Medioevo un ruolo rilevante al confine tra la diocesi dei Marsi e Forcona, con una delle tre torri a difesa dell'altopiano. In un documento del 1590 viene così descritta: "alla sommità sono ben visibili imponenti mura diroccate di un antichissimo castello o fortezza".
Testi tratti dalla guida turistica "Parco Regionale Sirente - Velino", Edizioni Amaltea, 2001.
Da visitare
Rocca di Mezzo
Chiesa della Madonna della Neve, con torre medievale riutilizzata come torre campanaria.
Chiesa di S. Leucio.
Tratti di mura del borgo medievale con porte di accesso, Porta Falsetto e Porta delle Morge, con attigua fontana.
Rovere
Ruderi del castello e del borgo fortificato con tratti di mura, torri e porta di accesso con arco gotico.
Chiesa di S. Pietro con annesso museo archeologico.
Chiesa di S. Maria delle Grazie dei secoli XIV e XV.
Terranera
Chiesa della Madonna delle Grazie del XVII secolo.
Fontavignone
Chiesa parrocchiale dell'Assunta.
Chiesa di S. Antonio.
 
 BORGO DI CAPESTRANO
a 25 km dalla struttura
La patria del guerriero simbolo d'Abruzzo
Descrizione e Cenni storici
Capestrano, è situato su un colle che domina la valle del fiume Tirino. L'abitato del paese è sovrastato dalla mole del Castello Piccolomini, con i suoi due torrioni cilindrici e la torre quadrata.
Il paese fu edificato presumibilmente dagli abitanti di Aufinum, che si ritirarono in questi luoghi per evitare le razzie barbariche. Nel III sec., Capestrano fu feudo di Tolomeo di Raiano, per poi passare, nei secoli seguenti, a Pietro Conte di Celano, od Antonio Piccolomini ed infine entrare a far parte nel XVI sec. del Regno di Napoli, divenendo possedimento mediceo. L'edilizia intorno al castello è certamente la più antica, ma il paese presenta ancora un tipo di architettura gentilizia risalente ai secoli XVI e XVII, a dimostrazione della ricchezza della valle determinata dal suo fiume.
Il paese ha dato i natali al francescano San Giovanni da Capestrano.
Nel 1934 fu rinvenuta l'enigmatica statua del principe italico Nevio Pompuledio, più noto come il "Guerriero di Capestrano", assurto a simbolo dell'intero Abruzzo.
  • Abitanti: 952
  • Altitudine: 500 metri slm
Emergenze Storico-culturali
  • Castello Piccolomini (o mediceo) Il castello, ampliato da Antonio Piccolomini intorno alla metà del 1400, da su una antica struttura preesistente del XIV secolo di cui è rimasta solo la torre. La struttura presenta una pianta triangolare e facciata racchiusa tra due torri cilindriche. All'interno si trova un caratteristico pozzo aquilano del 1400. Costruito come posto di avvistamento e segnalazione, nel 1465 divenne residenza feudale e fu edificata la bellissima facciata con i bastioni circolari e la cornice semicircolare. Oggi sede del Municipio.
  • Abazia di San Pietro ad Oratorium - XI secolo
  • Convento di San Giovanni da Capestrano (XII secolo) - costruito per volontà del santo che morì a Belgrado nel 1456 durante una crociata. Annessa è la chiesa preceduta da un portico con affreschi del 1488. Nel convento c'è un piccolo museo.
  • Santa Maria della Pace - XVII secolo, con ampia facciata e bellissimo campanile
  • Area archeologica
Manifestazioni e Feste
Agosto - la seconda settimana del mese - Sagra della Trota.
23 ottobre - Festa patronale dedicata a San Giovanni da Capestrano.
31 ottobre - 1 novembre: "Sagra della Bettola" - rievocazione storica del locale all'aperto destinato in passato ad accogliere i mercanti che si recavano a Capestrano per la fiera del giorno successivo. Nella rievocazione notturna del 31/10 si possono assaggiare molti prodotti tipici o di vecchia tradizione come cotiche e fagioli e carne alla brace.
Gastronomia
La gastronomia trova la sua essenza nel fiume: con la trota, che viene di solito proposta alla brace ed i gamberi, sovente associati ai primi piatti di paste all'uovo fatte a mano ed aromatizzate con erbe e zafferano.

BORGO DI Castelvecchio Calvisio
a 15 km dalla struttura
Borgo fortificato dalla pianta ovoidale
Descrizione e Cenni storici
Castelvecchio Calvisio è uno dei tanti centri della montagna d'Abruzzo che merita un'attenzione particolare: i tanti visitatori rimangono colpiti dalla sua bellezza e tranquillità. Incantevole Borgo medievale che si adagia su un colle a 1067 metri slm e si affaccia sulla splendida Valle de Tirino. La forma ellittica (a spina decumanica intersecata) del borgo fortificato rendono Castelvecchio Calvisio unico nel suo genere. Le strette stradine coperte da volte ed archi, con le caratteristiche case che si sviluppano su più livelli, raggiungibili grazie a ripide scale che poggiano su mensole dette "barbacani", sono un'altra incantevole caratteristica dell'impianto urbanistico del borgo.
La funzione fortificata del borgo è resa evidente dalla presenza delle case-mura, dalle porte ingresso (storicamente) solo nel numero di due, e per la presenza di difese esterne costituite verso sud-est da percorsi di guardia interni (via delle Sentinelle su metà ellisse corre appena dietro le case mura e la torre di guardia) e verso nord-ovest da un fossato di guardia, superato solo da un ponte, probabilmente levatoio, in corrispondenza del Palazzo del Capitano. La struttura delle case mura segue l'andamento dell'ellisse, ma in modo cadenzato presenta dei piccoli corpi aggettanti che non sono altro che torri di guardia per il "tiro di fiancheggiamento". Questi elementi ed altri rendono il borgo fortificato di Castelvecchio una vera e propria macchina di difesa, chiaramente dai mezzi di attacco dell'epoca (XIV-XV-XVI sec.).
Le prime notizie attendibili su Castelvecchio risalgono all'epoca della caduta dell'Impero Romano; è in questo periodo, infatti, che il paese inizia ad avere una sua forma e vengono gettate le basi per il suo sviluppo.
All'origine, il territorio era costituito da alcune contrade, o meglio di "ville"; tale ipotesi è avvalorata dall'esistenza, intorno all'VIII secolo, di quattro Chiese: S.Lorenzo, S.Cipriano, S.Giovanni e S.Martino, attorno a tre delle quali si era sviluppato un piccolo agglomerato rurale, mentre S.Cipriano rimase isolata, come Chiesa Parrocchiale.
Con l'avvento del feudalesimo, tutti questi piccoli agglomerati rurali, per una maggior sicurezza contro scorrerie e incursioni, decisero di riunirsi in un luogo fortificato che potesse essere un valido rifugio.
Il dominio sul territorio passa di mano in mano: ai Conti dei Marsi subentrarono gli Acquaviva; nel 1309 Corrado I era Signore di Castelvecchio; seguono, poi, per vari anni, le contese con Barisciano per il possesso delle montagne di Campo Imperatore, appartenenti a Castelvecchio. Nel 1384 Carlo III di Durazzo concesse la terra di Castelvecchio ai Conti di Celano. In seguito il territorio pervenne sotto il dominio degli Sforza. Nel 1423, Braccio da Montone, detto Fortebraccio, uno dei più famosi Capitani di ventura dell'epoca, impegnato nella guerra contro L'Aquila e paesi limitrofi, saccheggiò e distrusse Castelvecchio, dopo una valorosa resistenza da parte degli abitanti. Nel 1478 la Baronia di Carapelle, comprendente Castelvecchio, passò ad Antonio Piccolomini, Duca d'Amalfi e Conte di Celano. Nel 1566, Costanza Piccolomini vendette il Marchesato di Capestrano e la Baronia di Carapelle al Granduca di Toscana, Don Francesco dei Medici, famiglia questa che la manterrà per tutto il 'seicento, offrendo tranquillità sufficiente e, con essa, uno stato di generale floridezza.
Nel 1595 Castelvecchio aveva 700 abitanti dediti all' agricoltura per i prodotti di prima necessità e a qualche piccola coltivazione di zafferano.
I Medici tennero le terre fino al 1743, anno nel quale la Baronia di Carapelle passò, come stato allodiale al Regno delle Due SiciIie, sotto iI dominio dei Borboni.
Nel 1810 Castelvecchio comprendeva 120 famiglie, cioè 552 abitanti.
All'inizio del novecento, e precisamente nel 1906, Castelvecchio acquista autonomia comunale staccandosi da Carapelle.
  • Abitanti: 204
  • Altitudine: 1067 metri slm
Emergenze Storico-culturali
  • Chiesa di S.Cipriano (secolo VIII)
  • La Chiesa di S.Giovanni Battista - che conserva ancora le feritoie in testimonianza dell'antica funzione di palazzo fortificato. In conci di pietra squadrata, la facciata, presenta un interessante portale rinascimentale; l'interno, diviso in due navate, è impreziosito da un altare ligneo in stile barocco.
 
  • Palazzo del Capitano, all'ingresso del paese fortificato. Sul suo portale interno è scolpito il simbolo della mezza luna saracena.
 
  • La Torre di Guardia, che si affaccia sulla via delle Sentinelle
 
  • Gli Archi e i Barbacani - Nella struttura urbana di Castelvecchio si evidenziano due elementi fortemente caratterizzanti: il primo è rappresentato dagli archi che, soprattutto nella via Borghi Archi Romani, costituivano originariamente un insieme continuo, formante quasi una galleria; oggi rimangono solo alcuni tratti che creano, però, un effetto di luci ed ombre tutto particolare. Il secondo sono le ripide scale esterne, composte da molti gradini, che poggiano su archi a tutto sesto e su caratteristiche mensole di pietra (i cosiddetti barbacani), abile soluzione architettonica che ha permesso lo sfruttamento dell'angusto spazio dei vicoli, dividendo il livello abitativo superiore da quello prospiciente la strada e in cui normalmentesi aprivano le botteghe artigiane.
Curiosità
Nel 1993 nel corso di un'escursione naturalistica del WWF con Botanici dell'Università dell'Aquila, fu rinvenuto un campo fiorito di Adonis vernalis, pianta che si riteneva estinta da tutta l'Italia. Oggi è la perla del Parco e ogni anno rinnova la sua splendida fioritura proprio a Castelvecchio Calvisio, nel Parco europeo più ricco di specie botaniche.
Manifestazioni e Feste
  • Seconda domenica di Agosto - Sagra della cicerchia - E' una grande festa cui partecipa l'intera popolazione. La cicerchia, è un legume a metà strada tra il cece e la lenticchia, un tempo largamente coltivato e utilizzato presso gli abitanti di Castelvecchio. Dopo un periodo di oblio, è stato riproposto all' attenzione dei buongustai affinchè ne riscoprissero le qualità. E', infatti, un legume molto gustoso, e nel corso della Sagra si può mangiare cucinato nei modi più vari.
  • 28 Dicembre - L'incanto della Natività
Gastronomia
La cicerchia. La cicerchia, nome scientifico Lathyrus sativus, appartiene alla famiglia delle Leguminose che comprende molte specie, alcune delle quali compaiono abitualmente sulle nostre mense (fagioli, lenticchie, piselli ecc.). La sua coltivazione in Abruzzo è abbastanza limitata nonostante il sapore gustoso e il buon valore nutritivo che presenta. La grande adattabilità di questa specie che resiste sia alla siccità che alle grandi quantità d'acqua la rende particolarmente adatta, come coltura alternativa, nelle zone di montagna.
 
BORGO DI Castelvecchio Subequo
a 35 km dalla struttura
L'origine di Castevecchio Subequo è legata alla presenza di un insediamento romano nella sottostante piana di Macrano, identificato con il Municipium di Superaequum, uno dei tre municipii Peligni.
 
Dell'antica città romana, scoperte significative hanno portato alla luce resti di abitazioni con pavimenti a mosaico di eccezionale fattura, resti di strade lastricate e di edifici sacri, tra cui uno dedicato ad Ercole Vincitore, che ha restituito numerosi bronzetti ed iscrizioni votive. Di grande valore la presenza della Catacomba Paleocristiana su Colle Moro del IV-VI secolo d.C., una delle rare presenze in Abruzzo. Tra il XIII e il XV secolo Catrum Vetus fu feudo dei Conti di Celano, che avviarono la costruzione del Convento di S. Francesco fuori le mura. Nel 1294 venne ospitato in esso Pietro del Morrone, futuro Papa Celestino V, nel suo viaggio verso L'Aquila per essere incoronato papa. Un'economia fiorente dette impulso all'espansione del nucleo originario e la presenza di notevoli palazzi gentilizi è la testimonianza di un passato illustre, tutto racchiuso all'interno dell'antico nucleo urbano. Il feudo fu posseduto dal 1484 dai Piccolomini; passò poi ai Colonna, ai Pietropaoli e nel 1789 ai prìncipi Barberini.
 
Testi tratti dalla guida turistica "Parco Regionale Sirente - Velino", Edizioni Amaltea, 2001.
 
Da visitare
Centro fortificato italico di Colle Cipolla e necropoli di Le Castagne.
 
Ruderi del municipium romano di Superaequum in località Macrano e Colle Caprelle.
 
Catacomba paleocristiana di Superaequum (IV-VI sec. d.C.).
 
Chiesa di S. Agata (XI-XIII secc.).
 
Chiesa di S. Rocco con affresco del XVI secolo.
 
Case medievali con bifore e portici.
 
 
Chiesa dei SS. Giovanni Evangelista e Battista.
 
Palazzo castellato con antistante porta ad arco gotico e saracinesca.
 
Palazzo Ginetti-Lucchini con facciata seicentesca.
 
Chiesa e Convento di S. Francesco costruiti sul finire del Duecento, con cicli di affreschi sulla vita del Santo (XIV-XV secc.) e altari barocchi in legno, pietra e stucco della metà del Seicento.
 
 BORGO DI Fontecchio (AQ)
a 15 km dalla struttura
Frazioni: S.Pio

Il Paese conserva ancora inalterati i tipici aspetti del borgo medievale, con la porta d'ingresso sormontata dalla Torre dell'Orologio e gli adiacenti palazzi medioevali che delimitano il borgo fortificato, con Piazza del Popolo, contornata da alcune case-botteghe medievali e da una superba fontana del Trecento con vasca poligonale e mascheroni.
Le invasioni barbariche spinsero i piccoli nuclei sparsi a riorganizzarsi in aree più riparate. Probabilmente dall'unione dei vicus S. Giovanni, S. Pietro, S. Arcangelo, S. Felice e Fons Tichiae comincia a svilupparsi il Castrum Fonticulanum intorno all'XI secolo. Così nel 1145 il feudo era composto da 48 fuochi e tenuto da Gualtiero di Gentile, signore del castello. Si legge già solo nelle pietre e nei monumenti l'economia fiorente del borgo ed il suo accrescimento nel tempo. Nonostante però la fortificazione, Fontecchio nel 1425 subì un assedio da parte di Fortebraccio, Capitano di Ventura, che prese la città di L'Aquila con tutti i suoi "castelli". All'esterno del borgo, in posizione attualmente centrale, si trova Piazza del Popolo che conserva le case-botteghe medievali e l'antico Forno del XV secolo. In questo spazio è inserita come gemma preziosa la Fontana trecentesca di pietra bianca e di fine fattura, divenuta simbolo e stemma di Fontecchio. Esterni ed isolati dal centro urbano, si possono ammirare il Convento di S. Francesco, monumento religioso di notevole rilievo, e l'abitato di S. Pio, borgo minore con caratteristiche tipologiche prevalentemente agricole.
Testi tratti dalla guida turistica "Parco Regionale Sirente - Velino", Edizioni Amaltea, 2001.
 
Da visitare
Fontecchio
Resti di basamento del tempio italico-romano sotto la Chiesa di S. Maria della Vittoria nei pressi del fiume Aterno.
Ponte medievale a doppia arcata, Ponte delle Pietre, sul fiume Aterno.
Piazza del Popolo con botteghe medievali, l'antico forno e la fontana pubblica del XIV secolo a pianta poligonale con mascheroni.
Torre medievale, su una delle porte di accesso al borgo fortificato, con orologio del XV secolo.
Palazzo baronale Corvi e Palazzo Muzi con loggiati e cortili cinquecenteschi.
Chiesa di S. Nicola.
Chiesa parrocchiale della Madonna della Pace risalente all'XI secolo.
Chiesa della Madonna delle Grazie.
Antica conceria.
Chiesa e Convento di S. Francesco (XIII-XVIII secc.).
Ruderi del Convento dei Cappuccini risalente al XV secolo.
 
S. Pio
Chiesa parrocchiale della SS. Trinità.
Palazzo Corvi con loggiato.
Case e botteghe medievali.
 
Pagliare di Fontecchio
Chiesa rurale di S. Anna
 
BORGO DI Tione degli Abruzzi
a 20 km dalla struttura
Piccolo borgo medievale alle pendici del Monte Sirente
 
Frazione: Goriano Valli
L'antico borgo, sulla Valle dell'Aterno, conserva i resti del castello e una torre a pianta quadrata che, in rapporto visivo con le altre vicine torri di Beffi, di Goriano Valli e di Roccapreturo, costituivano un sistema di difesa territoriale dell'antico contado aquilano.
Ritrovamenti archeologici sparsi nel territorio evidenziano le antiche origini di questa gente, che frequentava le sponde dell'Aterno.
La prima attestazione di Tione si ha con il decreto del 1269 che interessava tutte le terre e i castelli del contado aquilano. Amministrativamente e storicamente legata a Tione è S. Maria del Ponte, che nel 1294, nel Real privilegio di Re Carlo II, era ricordata come dipendenza di Tione, mentre Goriano Valli, che oggi fa parte dello stesso comune, intreccia in periodi diversi le sue vicende con altri centri limitrofi.
Nel 1393, da una pergamena del 16 marzo, regnante Ludovico, si evince che gli uomini dell'Università di Tione nominarono sindaci Paolo Berardini e Colecta Masj Marchi di Tione, ai quali furono donati terreni, case ed orti posti in località S. Nicola, dove doveva essere costruito il castello di Tione con muro, fossato, guardie e fortilizi.
Il borgo medievale si sviluppò sul versante occidentale della Valle dell'Aterno, caratterizzato dalla presenza della torre difensiva e dei resti murari del recinto fortificato a pianta triangolare, successivamente inglobato nelle costruzioni di case-mura.
Il borgo di S. Maria del Ponte, invece, si sviluppò sul versante opposto del fiume, in posizione più assolata e con una struttura di modeste dimensioni, racchiusa da mura di cinta con due porte di accesso, Capo la Terra e Piedi la Terra, disposte ai vertici di un asse interno di attraversamento.
Memoria di un passato importante è la Collegiata di S. Maria del Ponte del XII secolo, benedettina, posizionata nelle vicinanze dell'Aterno. L'abitato di Goriano Valli si organizzò in tre nuclei, le "Ville", dette Cavallone, Venditti e Villa Grande: la "villa" in origine nasce come dimora di campagna, un edificio con podere che nel tempo divenne un modesto insediamento. Nei secoli XV-XVII venne edificato, in posizione elevata, anche il Convento di S. Giorgio.
Si svilupparono, quindi, diversi sistemi insediativi con differenti tipologie sparse nel territorio. Testimonianza preziosa che custodisce il fascino d'antico è il villaggio rurale di alta quota delle "Pagliare", insolito e solenne nella sua semplicità. (MDL)
Testi tratti dalla guida turistica "Parco Regionale Sirente - Velino", Edizioni Amaltea, 2001.
 
Da visitare
Tione degli Abruzzi
Torre medievale con ruderi delle mura di cinta del borgo fortificato.
Chiesa di S. Nicola del XIV secolo.
Chiesa di S. Vincenzo del XVII secolo.
 
Goriano Valli
Chiesa e Convento di S. Giorgio (XV-XVII secc.).
Chiesa di S. Giusta dei secoli XIV e XV.
Recinto castellato con torre di avvistamento a pianta circolare.
Insediamento rurale in altura, le "Pagliare" di Tione, con Chiesa della SS. Trinità, abitazioni e ampio pozzo per la raccolta delle acque meteoriche.
 
S. Maria del Ponte
Borgo fortificato con tratti di mura e le due porte di accesso con arco gotico.
Colleggiata di S. Maria del Ponte, con resti dell'antica chiesa del XII secolo inglobati nell'attuale complesso religioso, con affreschi del XV secolo, sculture e presepe di Saturnino Gatti.
 
BORGO FOTIFICATO DI ACCIANO E BEFFI (AQ)
a 20 km dalla struttura
Il toponimo di Acciano sembra derivare da un furldus o saltus Accianus come testimonia il nome prediale Accius.
Difficile è dire se si trattava di un pagus o un Vicus.
La recente scoperta, tra la Chiesa di Santa Maria delle Grazie ed il cimitero, in contrada S. Lorenzo, di una struttura in opera quadrata, identificabile probabilmente in un tempietto italico-romano, nonché i notevoli frammenti ceramici rinvenuti nel corso del saggio eseguito dalla Sovrintendenza Archeologica di Chieti, collocano la datazione tra l'età repubblicana e la prima età imperiale.
Suggestivo paese disteso su un crinale degradante verso il fiume Aterno, conserva antichi edifici in pietra con facciate dal colore dorato. Il rinvenimento, molto probabilmente, di un tempio italico-romano, di pavimentazioni e di epigrafi testimoniano la presenza di un'antica frequentazione del territorio. Poco si conosce del periodo altomedievale, ma nel 1092 già esisteva Castrum Acciani con le sue case.
Oggi fanno parte del comune di Acciano i centri di Succiano, di Beffi, di Roccapreturo e di S. Lorenzo.
 
Da visitare
Acciano
Fontana pubblica del XV secolo.
Chiesa dei SS. Pietro e Lorenzo, con portale cinquecentesco e fonte battesimale.
Chiesa di S. Maria delle Grazie, dei secoli XVI-XVII.
Chiesa rurale di S. Petronilla.
Antico mulino con frantoio e segheria, adiacente i ruderi della Chiesa di S. Antonio.
Roccapreturo
Torre medievale e ruderi del castello.
Casa con bifora del XV secolo.
Chiesa di S. Sebastiano.
Beffi
Borgo medievale con torre di avvistamento, mura difensive, porte e abitazioni.
Chiesa di S. Michele Arcangelo con arredi sacri cinquecenteschi.
Chiesa della Madonna del Rifugio, XVII secolo.
Ponte medievale sul fiume Aterno a doppia arcata e strada tagliata nella roccia.
S. Lorenzo
Chiesa di S. Lorenzo.

Beffi, minuscolo ed affascinante borgo fortificato, conservato quasi interamente nel suo impianto medievale, si divideva in "tre ville": Beffi, S. Lorenzo e Succiano. La sua torre castellata, a pianta poligonale irregolare con recinto merlato e porta di ingresso con arco a sesto acuto, è posta in posizione d'avvistamento e difesa all'interno di un sistema difensivo più ampio, collegato alle torri di Roccapreturo e di Goriano Valli, posizionate a difesa del contado aquilano.
Vecchi ritrovamenti di alcune tombe ad inumazione e diversi frammenti di vasi di bucchero italico raccolti dal Fiorelli in varie occasioni intorno alla Chiesa di San Lorenzo, la scoperta di Antonio De Nino in contrada Vicenna di sudari antichi ed accanto al Cimitero di gallerie scavate nel tufo con varie diramazioni e tracce evidenti di pavimento a mosaico costituiscono elementi sufficienti a testimoniare che qui sorgeva un abitato antico.
Nel 1092 Ugo di Girberto normanno, detto il Malmozzetto, vivente, secondo la legge longobarda, donò il 15 aprile alla chiesa di S. Pelino il Monastero di San Benedetto, costruito dal Vescovo Trasmondo, con tutti i suoi beni compresi quelli di Acciano.
Nel 1183 nella Bolla di Lucio III sono menzionate le seguenti chiese: S. Pietro, Santa Petronilla, S. Lorenzo, S. Comizio e Santa Maria in Acciano.
Nel 1188 il Monastero di S. Benedetto in Perillis possiede in Acciano la quarta parte della chiesa di S. Lorenzo e S. Petronilla e riceve in enfiteusi il Feudo tenuto da Rinaldo di Guglielmo.
Nel 1223 nella Bolla di Onorio III, è citata la chiesa Saneti Antonini in Azano.

Nel 1294 Celestino V passa per Acciano e qui opera un miracolo, così riportato dal Marino: ''Mentre egli passava per il borgo di detto castello di Acciano per andare in L'Aquila a ricevere la corona dell'Apostolato a cui era stato assunto, guarì con la sua benedizione dal male caduco (epilessia) Dorricello, fratello di Berardo di Gordiarno di Acciano, come riferirono Velletta d'Acciano (teste 35) ed Odorisio d'Acciano (teste 37)".
 
Nel 1316 Tommaso d'Acciano, per ordine di Re Roberto, viene tassato in relazione alla possidenza della quarta parte del borgo. Nel 1360 la terra di Acciano non risulta ancora registrata fra quelle delle Diocesi Valvense. Cronologicamente Acciano verrà annessa dalla città dell'Aquila, poiché ceduta da Francesco di Cantelmo (1419) e quindi diviene contado della città stessa, ma Re Ladislao la ritoglie a quest'ultima in segno di condanna per aver appoggiato il partito di Luigi d'Angiò.
Nel 1383 Carlo III di Durazzo dona Acciano a Matteo Gentile fratello del vescovo di Aquila per la  ribellione di Caterina Cantelmi figlia di Restaino e moglie di Bartolomeo di Rillona. Nel 1409 la città dell Aquila ritoglie Acciano a quelle persone a cui il Re Ladislao l'aveva affidata.
Diviene così territorio di regio demaino formando un tutt'uno con la città stessa, contribuendo con essa al pagamento delle tasse come le altre zone di quel contado.
In questo periodo si segnano i confini con quelli di Rocca Preturo e Goriano Valli che pure fanno parte del Contado e con Molina che invece è al di fuori esso.
Nel 1417 Acciano viene comperato dall'Aquila, in seguito passò come feudo agli Scialenghi, agli Strozzi ed ai Piccolomini. Nel 1419 la regina Giovanna II, con Real Diploma "unì ed incorporò la terra alla Città dell'Aquila, in modo che fosse alla medesima unita, incorporata e annessa, quasi membro al suo corpo, siccome erano tutte le altre Terre, Luoghi del distretto e Territorio Aquilano".
 
Nel 1529 il Principe d'Oranges concesse Acciano in feudo, con altri 62 castelli, ai vari capitani spagnoli.
 Fu poi da D. Pietro di Toledo venduta per 20.000 ducati.
 Nel 1533 Acciano, insieme con la terra di Beffi, è posseduta da Giacomo di Scalegni, a cui successe Carlo suo figlio e poi Ludovico.
 
Il 1534 è la data riportata sul portale della chiesa a tre navate di S. Pietro e S. Lorenzo. Nel 1546 la moglie di Annibale Libero di Acciano fa erigere la Cappella della Pietà nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, riservandone il patronato al marito e agli eredi. Nel 1561 Ludovico vende per 25 mila ducati a Gio.
Carlo Silveri Piccolomini il feudo di Acciano. Nel 1573 gli eredi del Notar Pietro di Sante de Galli di Acciano edificano la Cappella dei SS. Simone e Giudanella Chiesa di S. Pietro. Nel 1669 è Signore della Terra di Acciano, come anche di Beffi, Ferrante Silverio Piccolomini.
 
Nel 1798 con istrumento del 29 marzo per Notar Luigi Palumbo di Napoli, Marchese Giovanni Piccolomini, erede e successore del detto Giò Carlo vende al Signore Vincenzo Treccia i feudi di Acciano e di Beffi con le rispettive Ville di Socciano e S. Lorenzo per lo prezzo di 6700 ducati. Nel 1820 nasce Giuseppe, il Gigante, figlio di Margherita Perna e di Francesco Catoni.
Egli seppe sfruttare l'interesse della gente per la sua ragguardevole altezza m. 2,35 così da mettere insieme un discreto patrimonio.
Il primo è sicuramente un luogo già noto agli appassionati d’arte e ai conoscitori delle vicende del medioevo abruzzese, poiché ad esso fa riferimento il nome convenzionale di uno dei più stimolanti pittori di fine Trecento: quell’ignoto maestro al quale gli studiosi, in assenza di informazioni sulla sua vera identità, hanno dato il nome storico di “Maestro di Beffi”.
 
Dalla chiesa di Santa Maria del Ponte di Tione, un bel borgo vicino a Beffi, proviene infatti uno straordinario capolavoro realizzato da questo artista abruzzese; si tratta di un trittico, ossia di un’opera composta da tre singole tavole in legno dipinte e montate assieme in una grande cornice dorata, detta carpenteria; i dipinti laterali vengono detti scomparti. Qualora le tavole fossero più di tre si parlerebbe invece di polittico.
Nel capolavoro di Tione, al centro è raffigurata la Madonna col Bambino in trono, e ai lati le scene della Natività e della Morte e Incoronazione della Vergine.
Oggi purtroppo esso non si trova più a Santa Maria del Ponte, ma è esposto, per motivi di sicurezza e conservazione, nel Museo Nazionale dell’Aquila. Il Maestro di Beffi è conosciuto anche come il “Maestro della tribuna di San Silvestro” poiché dipinse un bel ciclo di affreschi riscoperti di recente nell’omonima chiesa dell’Aquila.
 
Del suo passato medievale Beffi conserva invece i resti del grande castello. Tra i ruderi ai piedi del paese emerge, ben conservata, la torre squadrata che aveva funzione di puntone, costituiva cioè l’elemento difensivo principale, posta in testa e nel punto più elevato; tutt’intorno venivano poi costruite le mura di recinzione rafforzate magari da piccole torri.
 
Un simile tipo di struttura difensiva era detta “castello-recinto” e sfruttava di solito la pendenza naturale del terreno sul fianco di una montagna.
Per questa ragione nei libri è detta anche “castello di pendio”.
 
Per la sua forma gli studiosi ritengono che la torre risalga al XII secolo, ed è presumibile che il suo recinto fortificato fosse abitato non solo dalle guarnigioni militari ma anche dal feudatario.
 
Questa datazione del castello è confermata dai più antichi documenti su Beffi che risalgono al 1185, allorché “Beffe in Valva” risultava posseduta per un terzo dal figlio di Rainaldo di Beffe, per conto di un “Gentile” feudatario di Raiano.
 
 L’ingresso al recinto avveniva attraverso la porta ad arco, ancora esistente, dominata dall’emblema di Beffi: San Michele Arcangelo sopra una torre.
Dall’altro lato della valle si scorge una torre cilindrica, alta e snella, che spicca nel bosco sotto Goriano Valli; si intuisce come le due fortificazioni facessero parte di un unico sistema difensivo integrato.
 
Torri e castelli non vanno infatti immaginati isolatamente, ognuno a protezione del proprio borgo, ma come elementi di una ben più complessa struttura di difesa, diffusa sul territorio e coordinata. Ogni postazione era collocata in una posizione tale da poter vedere le altre, così da potere comunicare con esse in caso di pericolo, ad esempio attraverso segnali di fumo, e allarmare in tempo le popolazioni in caso di arrivo dei nemici.
 
Il castello di Beffi fu abbandonato nel Settecento ed è stato recentemente restaurato; durante l’estate è teatro di suggestive rievocazioni in costume.
L’altro fortilizio  in terra di Acciano è quello di Roccapreturo; anch’esso un castello-recinto del quale resta in piedi solo la grande torre a base pentagonale.
 
La sua è una struttura classica a forma di triangolo che scende lungo il pendio roccioso; sul vertice più in alto si trova la torre puntone, dalla quale scendono le mura che arrivano alle due torri più in basso.
 
Esempi molto simili sono quelli di San Pio delle Camere, di Roccacasale o di Bominaco.
Questa scelta architettonica era studiata per far fronte agli attacchi provenienti dalle alture, ai quali veniva contrapposta la mole del puntone, mentre nella parte più in basso sorgeva il borgo, come nel caso di Roccapreturo.
 
Le notizie più antiche del castello portano la stessa data del forte di Beffi, citando nel 1185 i possedimenti di un tale Gualtieri, figlio di Gionata feudatario di Collepietro.
La suggestiva Alta Valle dell’Aterno è ancora strutturata secondo la formula del “comune sparso”, composta da piccoli borghi ognuno dei quali possiede la sua chiesetta. In questo Abruzzo ancora tutto da scoprire non sarà quindi difficile imbattersi, anche nei luoghi più decentrati, in autentici tesori d’arte.
 
Restando nei paraggi del castello di Beffi, che come si è detto ha come simbolo San Michele, vale la pena di visitare la bella chiesa omonima, richiedendo le chiavi presso le vicine abitazioni.
 
Nell’interno è la splendida la statua in terracotta dipinta di una Madonna, che in origine era completata come sempre dal Bambino, ormai perduto e sostituito con una copia moderna. Scendendo per un sentiero verso il fondovalle, si incontra una graziosa chiesetta ancora decorata con affreschi del Cinquecento.
 
Acciano, che secondo un'antica storia si trova nell'attuale posizione a seguito della totale distruzione del centro originario posto a valle, ha risentito della maggior parte delle scosse dello sciame sismico che ha investito la conca dell'Aquilano e la Valle dell'Aterno e a seguito di quella delle 3,32 del 6 aprile 2009 ha constatato ingenti danni.
 
La Chiesa Parrocchiale dei SS. Pietro e Lorenzo ha riportato gravi lesioni interne ed esterne, come la caduta di un capitello della facciata e la scomposizione delle pietre che compongono il campanile, mentre il piccolo campanile della Congrega ha ceduto facendo cadere la campana alla base di questo.
 
Gravi danni hanno riportato le facciate della Chiesa di Maria SS. delle Grazie e della Parrocchia di Succiano che sono crollate.
Il Ministero dei Beni Culturali ha inserito le Chiese danneggiate nella lista dei "gioielli" che devono essere restaurati al più presto.
 
CASTELLO CAMPONESCHI – PRATA ‘ANSIDONIA (AQ)
La cinta fortificata dei Camponeschi, si trova a circa un chilometro da Prata, a tutt'oggi, il borgo è oggetto di restauro. Si adagia alla sommità di un colle e presenta due porte d'ingresso e una unica via centrale con brevi diramazioni laterali. Nel suo interno si trova la chiesa di San Pietro, con un bel portale del 1313. E' stato eretto come fortificazione sulla via del tratturo e per secoli è stato un ottimo punto di difesa per tutto l'altipiano di Navelli.
 
 Il borgo presenta due porte e una cinta muraria con due torri e sei bastioni e per la sua costruzione sono stati riutilizzati molti elementi lapidei provenienti dalla vicina Peltuinum.  E' stata residenza dei Camponeschi che erano uomini d'arme degli Angioini e degli Aragonesi. In seguito, da uso esclusivo militare si trasformò anche come abitato civile intensificando le fortificazioni.
 
Il castello passò da un feudatario all'altro e alla fine venne lasciato ai contadini locali che lo abitarono fino alla fine della seconda guerra mondiale. Dal Castello Camponeschi (900 metri s.l.m.) si puo' ammirare un paesaggio mozzafiato: volgendo lo sguardo da Nord e in senso orario si scorgono in sequenza: l'intera catena del Gran Sasso, dal Corno Grande (2914 m. la vetta più alta dell'Appennino peninsulare) ai Monti Prena e Camicia (entrambi oltre i 2600 metri), verso Est il massiccio della Maiella (2798 metri del Monte Amaro), verso Sud il Sirente (2345 metri), il Velino (2485 metri), a S.O. il selvaggio e brullo Monte Ocre (oltre 2200 metri), a Ovest il panorama dell'Aquila e sullo sfondo in lontananza il Terminillo (2216 metri).

CASTELLO CAPORCIANO - BOMINACO (AQ)
A soli 17 km dalla struttura, all’altezza di San Pio delle Camere (AQ), non può sfuggire sulla sinistra il borgo fortificato di Caporciano, (foto a sinistra) sul cui profilo emerge netta la mole squadrata di una grande torre. Essa attualmente costituisce il campanile della vicina chiesa parrocchiale di San Benedetto e che anticamente rappresentava il baluardo di spicco di un sistema fortificato ancora in parte visibile nelle murature delle case del centro storico.
 Anche questo di Caporciano è un classico “borgo fortificato”, come se ne vedono molti altri in Abruzzo, ovvero una cinta di mura con torri che proteggeva all’interno il paese. La particolarità sta nel fatto che le mura di difesa erano anche quelle di sostegno delle case più esterne, e molte volte erano le case stesse, attaccate le une alle altre e prive di finestre verso l’esterno a costituire la cinta muraria. La prova di questo è il fatto che tuttora il nucleo più antico del paese è contenuto dentro la cerchia, mentre quella più recente le si è sviluppata intorno.
 
 Nonostante la trasformazione di parte delle mura e delle torri, è ancora abbastanza distinguibile il perimetro della cinta a forma di trapezio. Sulla punta verso nord s’innesta l’unica torre superstite, che doveva però costituire il bastione principale di tutta la fortificazione difensiva. Passeggiando tra le case si possono scorgere le feritoie, alcune delle quali divenute “cannoniere” con lo sviluppo delle armi da fuoco, e tre torri. Così pure sono ancora visibili due delle porte d’accesso.
La posizione molto panoramica del castello di Bominaco (foto a destra), arroccato su un crinale con visuale aperta sulle valli circostanti, gli permetteva di ampliare di molto il sistema dei suoi collegamenti a vista, in quanto riusciva a raggiungere visivamente castelli davvero distanti, come quello di Ocre, ad ovest, e le fortificazioni di Forca di Penne, Castelluccio, Rocca Calascio, da est a nord.
 
Ai piedi del castello, sul colle boscoso dove si trovava in antico il monastero benedettino di Momenaco, sorgono ancora oggi due capolavori dell’arte sacra abruzzese: la chiesa di Santa Maria Assunta e l’oratorio di San Pellegrino, decorata da un eccezionale ciclo di affreschi del Duecento, tra cui spicca un Calendario dipinto con le festività della diocesi di Valva. Nei pressi si possono visitare anche i castelli di San Pio delle Camere e il borgo fortificato della sua frazione Castelnuovo.
 
CASTELLO DI OCRE – (AQ)
I ruderi del borgo fortificato di Ocre, sorgono su di un altura a 933 metri di quota e godono di un panorama straordinario. Questo castello, posto al centro della Valle dell’Aterno, assunse nel Medioevo una posizione strategica determinante poiché poteva controllare gran parte della conca aquilana.
Fondato intorno al XII secolo, fu distrutto una prima volta dagli aquilani nel 1280, ricostruito fu nuovamente espugnato da Fortebraccio da Montone nel 1424.
Dopo alterne vicende il borgo si avviò, intorno al XVI secolo, verso un lento declino.
La cinta muraria, conservata pressoché per intero, presenta una pianta approssimativamente triangolare realizzata in pietra calcarea e interrotta da varie torri quadrate.
Sul fianco ovest è posto l’unico accesso, attraverso una porta ogivale del XIII secolo.
Il lato nord-est si affaccia su di uno strapiombo al di sotto del quale si trova l’abitato di Fossa.
All’interno della cinta fortificata (non sempre visitabile) sono ben riconoscibili le antiche abitazioni, anche se in totale rovina; esse costituivano un vero e proprio nucleo urbano che comprendeva anche una chiesa. L'antico borgo fortificato di Ocre è posto sulla sommità della grande dolina del Monte Circolo (933 metri sul livello del mare), da cui dominava, in posizione strategica, la Valle dell'Aterno per il controllo delle vie verso l'altopiano delle Rocche.
 Non sono precisate le origini dell'abitato, ma la prima data certa dell'esistenza di un castello nel feudo di Ocre è quella del 1178, relativa ad una Bolla di Papa Alessandro III in cui il fortilizio è citato tra i possedimenti del vescovo di Forcona.
Il complesso è ricordato nel 1254 col nome di "Cassari Castro" allorché fu preservato dalla distruzione stabilita per tutti i castelli che avevano contribuito alla fondazione della città dell'Aquila. Con l'avvento di Carlo I d'Angiò il castello diverrà nel 1266 possesso della Regia Corte, che lo affiderà nel 1269 ad un fedele del re, Morel de Saours, ricordato spesso anche come Morello o Mauriello de Saurgio.
 Il declino del castello inizia nel XV secolo, quando la struttura subisce il grave attacco del capitano di ventura Fortebraccio da Montone (1423). Ocre, perso definitivamente il ruolo strategico nella gestione difensiva della città dell'Aquila, andrà progressivamente decadendo, e già all'inizio del XVI secolo il borgo non sarà più menzionato come "castrum" ma come "villa", circostanza significativa del fatto che la popolazione residente dentro il borgo fortificato andava sempre più scemando, fino al definitivo abbandono.
Il sito costituisce un esempio unico nel genere, sia per il contesto paesaggistico in cui si trova, sia per la sopravvivenza della perimetrazione del piccolo impianto urbano all'interno della cinta muraria.
Le mura formano planimetricamente una sorta di triangolo rinforzato da numerose torri: il lato nord-ovest, quello maggiormente munito, ne annovera tre disposte parallelamente. Il fianco nord-est invece appare meno difeso e presenta un'altezza ridotta della cortina muraria, perché protetto naturalmente dallo strapiombo roccioso; è munito infatti di un'unica torre rompitratta nella parte mediana ed è concluso, in corrispondenza dello spigolo nord, da una torre angolare quadrata.

L'ultima, la torre-  puntone, sorge isolata in corrispondenza del vertice meridionale, là dove le mura si restringono. Sul fianco ovest, presso la torre d'angolo, è presente l'unico ingresso al castello, consistente in una porta ogivale databile al XIII secolo e protetta da un sistema di difesa a tiro incrociato nonché dall' archibugiera ancora visibile sulla torre adiacente.
Per quanto riguarda l'analisi tipologica dell'intero complesso, non si può parlare esattamente di castello-recinto, ma piuttosto di "borgo fortificato" o "cerchia-urbana", di cui il castello di Ocre rappresenta sicuramente uno dei casi meglio leggibili, al di la dello stato di rudere delle strutture. All'interno del perimetro sono ancora visibili infatti, le principali emergenze dell'abitato come le antiche abitazioni, le case-torri, i tracciati viari, le tre navate e l'abside della chiesa, posta nella punta meridionale del borgo.
La chiesa, dedicata a San Salvatore "inter castrum Ocre" e di cui si ha notizia fino al 1581, allorché risulta completamente diruta, ha restituito i resti di un prezioso affresco, oggi al Museo Nazionale dell'Aquila, databile alla metà dell'XII secolo, con una Madonna in trono col Bambino tra due figure.

CASTELLO DI SANT’EUSANIO FORCONESE (AQ)
S .Eusanio Forconese è situato a 594 m. S.l.m. tra Fossa e il fiume Aterno su un piccolo rilievo a sud est del monte Cerro.
 
Nel 1254 partecipò alla fondazione dell’Aquila. Nelle vicinanze, su di un colle i resti di un castello medioevale fortificato che domina la vallata sottostante.
 
La parrocchia è dedicata a S.Eusanio, nel suo interno interessante è la cripta e la l’altare con la tomba del Santo.
 
Da vedere ancora la chiesa Madonna Sotterra del sec XIII-XIV e il palazzo Barberini. Il comune di S. Eusanio ha una sola frazione Casentino la cui parrocchiale è dedicata a S. Giovanni Evangelista.
 
CASTELLO-RECINTO DI BARISCIANO (AQ)
Il castello di Barisciano posto sulle pendici del monte Selva, dai suoi quasi 1500 metri d'altezza, domina l'altopiano di Navelli. Esso era sorto a controllo di quella parte del territorio percorsa dal tratturo che congiungeva L'Aquila a Foggia.
 
Il borgo sottostante, precedente al castello, sorse intorno all'VIII secolo e la sua posizione strategica, a difesa della piana di Navelli e di un importante accesso al Gran Sasso, lo pose costantemente al centro di scontri e battaglie. La fortificazione, notevolmente più in alto rispetto al centro abitato, è invece risalente al XIII secolo e fu tra quelle che parteciparono alla fondazione della città dell'Aquila, alla quale appartenne fino al 1529 per poi divenire feudo di famiglie aristocratiche. Nel terzo decennio del XV secolo fu occupata, dopo un duro assedio, dalle milizie di Braccio da Montone.
 
 Il castello di Barisciano, assieme al vicino castello di San Pio delle Camere, rappresenta un affascinante esempio di architettura difensiva del genere castello-recinto. Esso è ormai ridotto allo stato di rudere, ma ciò che rimane rende il sito ugualmente affascinante. La pianta era originariamente quadrangolare, con un torrione principale da cui partiva la cortina muraria spezzata da torri di fiancheggiamento.
 
Ancora visibili sono le mura di cinta, il puntone pentagonale e le torri. In epoca successiva a quella di fondazione del fortilizio, venne costruita, addossata alla cortina muraria, la Cappella di San Rocco. Intorno al XVI secolo la struttura dovette essere abbandonata, non essendovi più necessità difensive alle quali far fronte.
Il castello è oggi allo stato di rudere, ma il sito merita comunque una visita sia per la particolarità della sua collocazione strategica sia per la presenza dei suggestivi resti, importante testimonianza delle fortificazioni medievali abruzzesi.
 
CASTELLO - RECINTO DI FOSSA (AQ)
Ciò che rimane della struttura fortificata di Fossa è oggi visibile nelle parte più alta del paese, sul margine occidentale della Valle Subequana. L'intero borgo nacque sulle rovine dell'antica città, prima vestina e poi romana, di Aveia.
Il toponimo ha origine dalla Fossa del monte Circolo, alle cui pendici è situato il paese con la sua fortificazione, la quale, più precisamente, occupa la località Funillo.
 
Il castello fu realizzato, sfidando la pendenza del sito, allo scopo di garantire la presenza di un sicuro punto di controllo anche in un territorio così difficilmente accessibile. Il fortilizio presenta una pianta trapezoidale con quattro torri quadrangolari che contornano l'intero perimetro ed un torrione circolare posto in direzione della montagna; quest'ultimo dovrebbe rappresentare la costruzione più antica, riferibile ai secoli XII-XIII, come testimonia la differente tecnica costruttiva usata per erigerlo.
 
Il resto del complesso dovrebbe appartenere invece al periodo immediatamente successivo, compreso tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo.
Sono ancora visibili elementi originari di quest'epoca come una balestriera, che si apre nel torrione cilindrico, e varie archibugiere nella cortina e nella torre posta a sud-est. L'accesso principale, caratterizzato da un arco ogivale in pietra, guarda verso il borgo, mentre sul lato opposto doveva esservi un ingresso secondario di dimensioni ridotte.
Una disposizione particolare contraddistingue le torri, tre delle quali si trovano sul versante orientale.
 
CASTELLO-RECINTO DI S. PIO DELLE CAMERE (AQ)
Il castello di San Pio delle Camere, oggi allo stato di rudere, è aggrappato alle pendici del Monte Gentile, affacciandosi dalla montagna a controllo della valle sottostante e dell'area corrispondente al famoso Tratturo Magno, che collegava L'Aquila a Foggia. Il forte era posto a monte del paese ed inizialmente fungeva da rifugio per le popolazioni circostanti e per il loro bestiame, nei casi di maggior pericolo. Le prime notizie sul castello risalgono al 1173, quando risultava feudo dei baroni da Poppleto.
 
La struttura, dato il forte pendio, dovette essere realizzata, nelle cortine e nel cammino di ronda, secondo la tecnica a gradoni; e se, da un lato, ciò costituiva un elemento di ostacolo per i difensori stessi, dall'altro, l'impervia disposizione garantiva una posizione vantaggiosissima nei confronti di eventuali assaltatori. La pianta si presenta triangolare, circoscritta da un puntone posto al vertice superiore e da più piccole torri rompitratta inserite nelle mura di cinta.
 
La struttura originaria è stata più volte rimaneggiata nel corso dei secoli; un esempio è rintracciabile nelle mura che risultano sopralzate nell'ambito di lavori probabilmente riferibili al secolo XIV. Ciò che oggi si presenta dinanzi ai nostri occhi è ciò che rimane dopo l'assalto di Braccio da Montone nel 1424, che coinvolse analogamente anche il forte di Barisciano.
 
Non è tuttora chiaro se il castello, a lungo feudo dei Caracciolo, oltre a rappresentare un luogo di difesa e di rifugio fu anche residenza stabile in epoca medievale.
 
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